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Non possiamo restare indifferenti difronte a chi muore di fame e di sete

Non possiamo restare indifferenti difronte a chi muore di fame e di sete

2 agosto 2011

di Sara Capitanio -

 

La peggiore siccità degli ultimi sessanta anni.

Undici milioni di persone sono a rischio fame.

E dei morti non esistono stime attendibili.

Una tragedia.

Uno scenario apocalittico che investe l’intero Corno d’Africa: Somalia, Sudan ed Etiopia. Ma anche Kenya, Burundi, Gibuti, e Uganda.

La causa di questa situazione è la mancanza delle precipitazioni verificatesi nel corso delle ultime due stagioni delle piogge: molto basse in Etiopia e Kenya, quasi nulle in Somalia.                       Una conseguenza dei cambiamenti climatici in atto sul pianeta che, secondo IPCC (Centro Scientifico Intergovernativo per il Cambiamento Climatico), colpiscono con particolare gravità l’area del Corno d’Africa. Un tempo infatti – notano gli esperti – i cicli climatici dell’area vedevano l’avvento di una carestia ogni dieci anni, intervalli che in meno di vent’anni si sono ridotti invece a due-tre anni.

Le aree coltivabili e quelle adatte al pascolo vanno riducendosi progressivamente. E la terra che non viene persa per l’avanzamento di fasce desertiche, spesso sparisce a causa del land grabbing,ovvero la vendita o l’affitto a fondi e multinazionali di enormi porzioni di territorio. Una sorta di nuovo colonialismo per intenderci: secondo i dati della Banca Mondiale attualmente sarebbero 35 milioni gli ettari di terra che in Africa sono stati acquistati o affittati dai grandi Paesi emergenti quali Cina, India, Brasile o Arabia Saudita che sfruttano, coltivano ed esportano. E l’Etiopia è il paese che svende di più le sue terre ( tre milioni di ettari).

Ma non c’è solo questo. C’è la forte e selvaggia urbanizzazione che sta cambiando il volto del continente. C’è la speculazione che ha portato ad una notevole crescita dei prezzi dei prodotti alimentari: in alcune aeree della regione il prezzo del grano, ad esempio, è salito tra il 100 e il 200% riducendo cosi la disponibilità di alimenti per e ha escluso dall’accesso al mercato larghi segmenti della popolazione. E c’è la guerra: la guerra che dura da vent’anni in Somalia, frutto di una crisi politica che non vuole finire; e quella che si è spenta solo nel 2005 tra Sudan e il da poco indipendente Sud Sudan, un equilibrio sottile e fragile.

Una regione sfinita. Questo è il Corno d’Africa. Un’aerea in continua e costante emergenza con un popolo che vive in fuga, costretto ad abbandonare anziani, malati, bambini e donne più deboli, cercando una speranza.

E a tutto questo noi che siamo sazi, seduti con le nostre pance gonfie di pranzi e frutta estiva,  nel caro e vecchio continente rispondiamo con indifferenza..è cosi lontano da noi d’altronde.

Non riusciamo nemmeno ad immaginare come possa essere una carestia, noi che buttiamo e sprechiamo giorno dopo giorno.

Siamo così lontani dal capire cosa significa morire per la fame e per la sete..

Ma questo assolutamente non giustifica.

“I cristiani – come ha detto Benedetto XVI all’Angelus – non possono restare indifferenti davanti a chi muore di fame e di sete”.

Ma non solo i Cristiani io aggiungerei.

Nessuno di noi e nessun governo può rimanere indifferente davanti ad una tragedia del genere.

 

Abbiamo tutti il dovere di far qualcosa!

 

https://www.medicisenzafrontiere.it/donazionionline/default.asp?codiceCausale=85&gclid=CMW-_pKXrqoCFeILtAodcUU0-Q

 

http://www.agire.it/it/appelli_di_emergenza/africa_orientale/427genzapk_it/dona%20_ora_it.html?gclid=CMzdoaOXrqoCFesLtAodgUdEkA

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