Accogliamo la sfida!

Papa Francesco: “sono andati a prenderlo alla fine del mondo” / Video

Papa Francesco: “sono andati a prenderlo alla fine del mondo” / Video

14 marzo 2013

Per la prima volta nella storia della Chiesa il Papa arriva da oltreoceano. Per onestà intellettuale bisogna ridimensionare lo scoop e ricordare che si tratta del “nuovo” mondo. Cinquecento anni, per quanto possano sembrare tanti, restano un tempo relativamente ristretto se messi a confronto con una storia bimillenaria, soprattutto se si tiene presente che fino agli arbori dell’epoca contemporanea, non erano poi così semplici le comunicazioni tra i due continenti. Gli eventi, del resto, non possono mai essere isolati, ma sono sempre il risultato di un percorso storico che dovrebbe tendere al miglioramento della società.

 

Qualcuno ricorderà, per esperienza diretta o perché rivisto alla TV, le parole di Giovanni Paolo II il giorno della sua elezione, quando ricordando la sua provenienza disse: “i reverendissimi cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma. Lo hanno chiamato di un paese lontano. Lontano ma sempre così vicino per la comunione nella fede e nella tradizione cristiana”.

 

Nel 1978 la Polonia era percepita come un “paese lontano”. Lontana per la sua distanza chilometrica, o forse semplicemente perché dall’altra parte del muro, la Polonia, in quel momento storico era percepita come un’altra realtà, distante geograficamente e culturalmente. Oggi, grazie a Wojtyla, sappiamo che non solo è parte integrante dell’Unione Europea, ma anche una fervente comunità di cattolici.

 

Dopo trentacinque anni un altro Papa, nel giorno della sua elezione, ricorda le sue origini lontane: “Voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma, sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma siamo qui”.

 

Secondo le nostre categorie (ma bisognerà vedere tra cento anni se sarà ancora così) la lontananza geografica c’è tutta: stiamo dall’altra parte del mondo. Quello che appare più chiaro rispetto al ’78, invece, è che se pur lontani, questa volta, c’è una maggiore consapevolezza di essere uniti da Cristo in una sola Chiesa.

 

Anzi, con un po’ di vergogna affermiamolo pure senza nasconderci dietro un dito: la Chiesa latino-americana, in questa fase, è più viva, ricca di Cristo e povera nelle strutture architettoniche che in Italia, a Roma, nelle migliori città della nostra penisola, creano due realtà: la Chiesa clericale ed il popolo cristiano.

 

Era necessario che trascorressero cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, perché i Cardinali, finalmente, potessero guardare al “terzo mondo” per donare, a tutti e quindi anche alla Santa Sede e e alla Chiesa occidentale, una guida capace di togliere dal fango alcuni “porci” e trasformarli in candide “pecore”, capaci di donare a tutti il calore e il nutrimento necessari per Vivere.

 

Questo è quanto ci aspettiamo da Papa Francesco, un vescovo che è stato preso “alla fine del mondo” … speriamo solo che faccia in tempo!

 

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