Accogliamo la sfida!

La cultura della morte senza confini: il dramma dell’omicidio legalizzato

La cultura della morte senza confini: il dramma dell’omicidio legalizzato

17 marzo 2013

L’attenzione che il mondo intero ha rivolto all’elezione del nuovo Papa non può che far piacere ai cattolici. Attenzione, però, ad un pericolo che è in agguato e che rischia di sviare i cristiani dal loro dovere di denunciare le ingiustizie.

Grazie al quotidiano Avvenire apprendiamo il “successo” annunciato dal governo Cinese in materia di regolazione delle nascite. Negli ultimi quarant’anni: sono stati praticati 336 milioni di aborti, 403 milioni di donne sono ricorse alla spirale intrauterina; 196 milioni di persone sono state sterilizzate.

Dati, questi, che si commentano da soli, ma non per questo devono essere lasciati alla libera interpretazione della coscienza. È possibile che all’esponenziale sviluppo di un Paese corrispondano quasi 10 milioni di omicidi all’anno? Purtroppo è così. Alla faccia dello sviluppo!

Il compianto Giovanni Paolo II, che il sistema comunista aveva conosciuto troppo bene, nel 1987, alla vigilia della caduta del Muro di Berlino, sottolineò con forza che lo sviluppo di un popolo non può essere espresso soltanto in termini economici.

In tal senso ci chiediamo quanto sia “civile” un Paese che starà pure colonizzando il mondo con i suoi prodotti, ma poi frena la “produzione” della vita.

Attenzione, non vuole essere un attacco incondizionato alla Cina, Paese che possiamo apprezzare per altri aspetti, ma ad una pratica diffusa in quel luogo e che, come crimine abominevole va giudicato e condannato.

Del resto anche nella civilissima sfera occidentale del nostro pianeta non è che le cose vadano meglio. Negli Stati Uniti d’America, nello stesso periodo, gli omicidi legali di vite indifese e protette solo dal grembo della donna sono stati 50 milioni. Come è facile intuire, in proporzione, più o meno stiamo lì.

E vogliamo parlare dell’Italia? Nel solo 2010 sono stati effettuati 120 mila aborti e, dato ancora più raccapricciante, di questi quattromila dopo il terzo mese di gravidanza.

Questa la denuncia, ma indichiamo anche qualche segnale di speranza, accostandoci comunque con la dovuta cautela.

Il governo cinese sembra non riuscire più a gestire l’opinione pubblica che, fortunatamente, non accetta la cultura della morte. A quanto pare, il nuovo potere ha dichiarato che, a breve in alcune province e per tutti entro il 2015, la quota salirà a 2 figli. Inoltre entro il 2020 si avrà la piena libertà.

Negli USA, invece, è di questi giorni la notizia che il North Dakota, andando controcorrente rispetto alle leggi federali, ha abbassato il limite entro il quale si può abortire a sei settimane dal momento in cui si può sentire il battito del cuore senza strumentazioni particolari. Dovremmo essere contenti? Ma se il cuore batte perché dare sei settimane di tempo? Un male minore resta pur sempre un male e quindi mai abbassare la guardia.

Infine, la nostra Italia. Segnali positivi? Difficili da trovare, ma giusto per non essere troppo pessimisti ci limitiamo a segnalare che in qualche ospedale di provincia gli aborti sono diminuiti e grazie a organizzazioni come il Centro di Aiuto alla Vita, qualcuno desiste. I volontari che difendono la Vita sono in allerta e qualche centinaio di bambini è stato salvato.

Grazie a chi difende la Vita!!!

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