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Padre Pino Puglisi e il miracolo mafioso

Padre Pino Puglisi e il miracolo mafioso

16 settembre 2015

È raro morire, anche se a distanza di anni, nello stesso giorno in cui si è nati. È difficile, ma non impossibile. Forse ci vuole un miracolo o, come meglio direbbe Giovanni (l’autore del quarto vangelo), un “segno”. L’evento prodigioso c’è stato, ma questa volta non è stato operato da Dio o da suo Figlio, ma da chi non ha nessun potere sulla Vita: la mafia!

Era il 15 settembre 1937 quando nacque Giuseppe Puglisi (detto Pino) il “parrino” di Brancaccio, morto ammazzato esattamente cinquantasei anni dopo.

Certamente non una coincidenza, ma una data scelta con selvaggia razionalità dai mandanti dell’omicidio.

Mi chiedo se la perversa intelligenza religiosa della mafia sapeva che in quel giorno si festeggia Maria SS. Addolorata. In ogni caso, indipendentemente dalla loro consapevolezza, con la Madre di Gesù più di una persona ha pianto quel 15 settembre 1993.

Un grande “segno”, ricco di significato, dagli effetti dirompenti, simili a quelli procurati nei testimoni della resurrezione di Lazzaro. Un fenomeno straordinario: un miracolo mafioso!

Le mafie, infatti, non uccidono solo in estate, ma anche nel giorno del compleanno o dell’onomastico (come nel caso di don Peppe Diana), inconsapevoli, però, che se pure saranno riuscite a rovinare una festa, non avranno, in ogni caso, la soddisfazione di risolvere un loro problema. Poiché, come direbbe 3P, se è vero che questi segni dimostrano la forza della mafia, i miracoli successivi hanno confermato l’onnipotenza di Dio!

Dopo 22 anni è chiaro chi è morto: non padre Pino Puglisi, ma chi non ha saputo trasformare il sepolcro del suo cuore nell’altare della Resurrezione.

A. G.

 

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