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Ogni giorno circa 40.000 persone muoiono di fame

Ogni giorno circa 40.000 persone muoiono di fame

27 marzo 2016

di Antimo Verde – Sembra una problematica destinata a non risolversi mai. Nonostante tutti abbiano consapevolezza della sua gravità e delle sue terribili conseguenze, a tutt’oggi non si riesce ad arrivare ad una soluzione concreta che possa, non solo attenuarne gli effetti, ma eliminarla completamente. La fame del mondo pare, infatti, una piaga che affligge l’intera umanità e che miete ogni giorno una quantità di vittime impressionante. Secondo i più recenti dati, ogni giorno muoiono per fame circa 40.000 persone, tante quante ne morirono a causa della prima bomba atomica sganciata su Hiroshima. Stando all’ultima edizione del rapporto annuale delle Nazioni Unite sulla fame, difatti, circa 800 milioni di persone è malnutrita o non mangia abbastanza.

Anche se, paradossalmente, il pianeta produce alimenti per sfamare dodici miliardi di persone. Praticamente, nel mondo, circa una persona su nove soffre la fame. Anche se il numero di vittime della fame, a quanto appreso dai dati pubblicati dall’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite, è decisamente calato rispetto a trent’anni fa, con 216 milioni in meno nei paesi in via di sviluppo, rimane comunque un numero impressionante.

Difatti, basti considerare che, nella sola Africa sub-sahariana, che è la regione con la più alta prevalenza di denutrizione al mondo, il 23,2% della popolazione, ovvero quasi una persona su quattro, muore di fame. Contrariamente a quanto si possa pensare, però, il problema non riguarda esclusivamente i paesi africani, ma coinvolge, come sostiene un rapporto elaborato dalla FAO, ben trentaquattro paesi del mondo.

Oltre ai 27 appartenenti al continente africano come lo Zimbabwe, il Burkina Faso, Ciad, Gibuti, Eritrea, Guinea, Liberia, Malawi, Mali, Mauritania, Niger, Sierra Leone, Burundi, Camerun, Repubblica del Congo, Etiopia, Kenya, Lesotho, Madagascar, Mozambico, Sud Sudan, Sudan, Swaziland, Uganda, Afghanistan, Myanmar e Nepal, ritroviamo anche la Corea del Nord, l’Iraq, la Siria, lo Yemen, l’Asia e l’America del Sud e i Caraibi. Non è difficile immaginare quali siano le cause per cui avvengono questi fenomeni di privazione e di sofferenza presso una fetta così tanto grande di popolazione mondiale.

Prima fra tutti, la differenza di diritti che i soggetti maschili possono godere in più rispetto a quelli femminili. Infatti, madri, consorti, sorelle, figlie, sono condannate a comportamenti prestabiliti e discriminatori che fanno sì, che siano sfamate 150 milioni di persone in meno rispetto alle reali possibilità a disposizione. Ma, sono soprattutto i continui e costanti conflitti interni che attanagliano la maggior parte di questi paesi.

Non mancano, però, anche fattori esterni, come gli eventi atmosferici e climatici, a complicare ulteriormente la già difficile situazione, aumentando drasticamente il numero delle vittime. Nonostante ci sia stato in Italia, un evento di portata internazionale che ha avuto 20 milioni di visitatori, come l’Expo di Milano, il cui tema è stato appunto, “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, che ha inteso includere tutto ciò che riguarda l’alimentazione, dall’educazione alimentare alla mancanza di cibo che affligge molte zone del mondo, gli italiani continuano a conoscere in minima parte i termini del problema, le sue cause e gli eventuali possibili rimedi.

Pertanto, la FAO per cercare di arginare la questione, ha messo in campo diversi progetti, sia per il potenziamento della protezione sociale, che consente a decine e decine di milioni di persone di evitare di scivolare nella povertà estrema, sia per il miglioramento della produttività agricola, soprattutto da parte delle piccole famiglie contadine, che può portare a notevoli passi avanti nella riduzione di fame e povertà.

Come affermato dal presidente di Oxfam Italia, Maurizia Iachino:“Nessuno deve più morire di fame nel mondo, dobbiamo volerlo e possiamo ottenerlo”. Per questo, con la campagna dal titolo “Sfido la fame”, l’Oxfam, ha iniziato una raccolta fondi, grazie alla quale, con i proventi raccolti, sarà possibile realizzare progetti di cooperazione finalizzati a migliorare la produzione di cibo, l’accesso alle risorse, al credito, e a rafforzare la capacità di creare e commercializzare prodotti agricoli e artigianali nei vari paesi profondamente afflitti e tormentati da questa annosa ferita.

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