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Abbandono scolastico: le ragazze sono meno esposte

Abbandono scolastico: le ragazze sono meno esposte

4 ottobre 2016

di Antimo Verde – Il problema della dispersione scolastica sembra essere una delle piaghe del nostro Paese, che in qualche misura, ne impedisce il progresso. L’Italia, infatti, risulta uno dei paesi europei con il più alto tasso di abbandono scolastico, con quasi il 20% dei giovani italiani che lascia la scuola senza conseguire un diploma di istruzione superiore. Si tratta di una percentuale cospicua, il 5% in più rispetto alla media europea, secondo i dati di Eurostat, che rallenta, oltremodo, il nostro Paese verso l’obiettivo di una riduzione dell’abbandono scolastico al 10%, stabilito dall’Unione Europea per il 2020.

Si tratta di una problematica sociale assai rilevante, poiché l’abbandono scolastico comporta la presenza sul mercato del lavoro di una fetta consistente di individui con competenze insufficienti per far fronte alla crescente domanda di lavoro qualificato.

Tale fenomeno, perciò, ha dimensioni allarmanti anche a livello economico, infatti, il suo costo per la collettività è stimato tra il 1,4% e il 6,8% del Pil, quindi da 21 miliardi di euro a 106 miliardi di euro, a seconda della crescita del Paese. L’allontanamento dalla scuola riguarda soprattutto gli studenti provenienti da famiglie con minori risorse economiche, sociali e culturali, poiché sono i più esposti al rischio di interrompere precocemente il percorso scolastico.

In realtà, l’abbandono è l’esito finale di un processo di progressivo disimpegno e distacco dalla scuola che può essere scatenato da vari fattori come il basso rendimento, le difficoltà di integrazione con i compagni e con l’istituzione scuola. Inoltre, i ragazzi possono abbandonare la scuola perchè attratti dalla prospettiva di indipendenza. Ma ad una più approfondita indagine, secondo i recenti risultati dati da “Isofol Plus”, si nota che i giovani nati tra gli anni ’80 e ’90, hanno una minore propensione all’abbandono, soprattutto tra le ragazze.

Per via dei loro migliori risultati scolastici, le ragazze potrebbero, per questo, essere meno esposte all’abbandono, ma anche perchè, a differenza loro, i maschi hanno maggiore facilità a trovare un lavoro. Si è, inoltre, rilevato che la minore propensione all’abbandono da parte delle ragazze è più accentuata al Sud e nelle Isole rispetto alle altre aree del paese. Nel Nord Est, però, le differenze di genere non sono statisticamente significative.

Ciò sicuramente dovuto dalle tante opportunità che il mercato del lavoro offre sia a maschi che a femmine. Il maggiore attaccamento mostrato dalle ragazze nel Meridione potrebbe derivare, quindi, da una loro debolezza sul mercato del lavoro, pertanto, il minor tasso di abbandono delle ragazze si può spiegare, da un lato, con l’assenza di potenziali incentivi economici legati alla partecipazione attiva al mercato del lavoro e, dall’altro, con il tentativo di controbilanciare il proprio svantaggio relativo sul mercato del lavoro acquisendo un titolo di studio superiore.

Ad influenzare notevolmente il fenomeno, vi è anche la disponibilità di risorse familiari che potrebbe avere un diverso effetto di genere sull’interruzione del percorso scolastico. Per chi ha genitori con la laurea, difatti, le differenze di genere nella propensione all’abbandono si annullano, mentre persistono quando ci si concentra su chi ha genitori con titolo di studio secondario inferiore o superiore.

In Italia, dunque, l’abbandono scolastico si innesta su dinamiche di stratificazione sociale che incidono già fortemente sulle opportunità di vita. Inoltre, anche se in molti casi l’abbandono risponde ad una necessità o un desiderio di indipendenza economica, coloro che si affacciano sul mercato del lavoro senza un diploma o una qualifica professionale si trovano generalmente in condizioni più sfavorevoli rispetto a coloro che hanno portato a termine gli studi superiori.

Dunque, chi sceglie di abbandore gli studi è più esposto al rischio della disoccupazione e a quello di inattività e, quando riesce a trovare un’occupazione, ha più probabilità di lavorare senza un regolare contratto. Uno svantaggio che persiste a prescindere dalla condizione familiare, di genere, di area di residenza e di anni trascorsi dal momento dell’abbandono.

Pertanto, risulta assolutamente doveroso, che le istituzioni si adoperino per arginare drasticamente il fenomeno e per fare in modo che sempre più giovani trovino nuovi stimoli e opportunità, sia durante che dopo il proprio percorso scolastico.

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