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La scomparsa di Gianni Boncompagni, innovatore della tv italiana

La scomparsa di Gianni Boncompagni, innovatore della tv italiana

19 aprile 2017

di Antimo Verde – Geniale! Folle! Rivoluzionario! Sono solo alcuni degli aggettivi con cui può essere definito Gianni Boncompagni. Regista, scenografo, conduttore e autori di programmi radiotelevisivi, nonché di alcune delle più famose canzoni che hanno fatto la storia della musica italiana. Dopo una lunga e lenta malattia, l’artista aretino si spento all’età di 84 anni nella sua casa romana, proprio nel giorno di Pasqua come se si trattasse di un’altra delle sue più clamorose trovate per uscire degnamente di scena, dopo una vita vissuta all’insegna del divertimento e dell’ironia che hanno contraddistinto la sua vita, ma tutti i suoi programmi.

Il giovane Boncompagni decide di lasciare la sua città natale, Arezzo, perché troppo noiosa e monotona. Si trasferisce in Svezia, dove inizia i primi approcci con la radio e la televisione. Conosce un’aristocratica che sposa e da cui avrà tre figlie. Quando il matrimonio finisce Boncompagni decide di ritornare in Italia dopo aver ottenuto l’affidamento esclusivo delle bambine. Entra in Rai nel 1964 con il concorso per programmatore di musica leggera in radio.

Da qui la conoscenza e l’amicizia con Renzo Arbore, con cui formerà una delle coppie più rivoluzionarie dell’etere, oltre a instaurare un profondo legame di amicizia. Prima con “Bandiera Gialla” e poi con “Alto gradimento” incollano all’ascolto milioni di giovani che non perdono un minuto delle loro gag e di trovate esilaranti, cambiando il linguaggio comune e stravolgendo le dinamiche aziendali.

Ma è con il passaggio alla televisione, che la genialità di Boncompagni si manifesta nella sua interezza. Inventa programmi come “Discoring” e “Pronto, Raffaella?”, che all’ora di pranzo, quando ancora compariva il monoscopio, cattura 14 milioni di telespettatori che si divertono con il fatidico “gioco dei fagioli” trasformando la stessa Carrà da showgirl del sabato sera ad amica della porta accanto.

E con quest’ultima vive una relazione che dura 10 anni, nonostante la Carrà vada in giro per il mondo cantando le sue canzoni. che per la maggior parte, sono firmate dallo stesso Boncompagni, che diventano hit mondiali. Testi come “Tuca Tuca”, “Tanti Auguri” o “A far l’amore comincia tu”, da lui stesso definite delle “marcette”, riescono a vendere milioni di copie e ad essere sempre attualissime.

Infatti, proprio “A far l’Amore comincia tu”, oltre a vendere più di quattro milioni di copie nel mondo, viene ripresa dal dj Bob Sincler e usata come colonna sonora del film di Sorrentino “La Grande Bellezza”, che arriva sino all’Oscar. Ma oltre alla Carrà, regala i suoi testi a molti altri. Da Jimmy Fontana a Patty Pravo che con i diritti d’autore della canzone “Ragazzo Triste”, come lui stesso ricorda, riuscirà a comprare la sua prima casa.

Assoluto sostenitore del “tormentone” e fortemente convinto della forza dei programmi televisivi quotidiani, dopo aver sdoganato il contenitore per eccellenza “Domenica in”, passa all’allora Fininvest. Chiamato da Berlusconi, per rilanciare il mezzogiorno della sua emittente, l’irriverente regista dichiara che è stato più attratto dall’assegno a nove cifre che gli è stato staccato che dall’impresa in sè.

Nasce allora “Non è la Rai”, altro programma destinato a diventare un cult, e che ancora oggi, dopo venticinque anni dalla prima puntata, è tanto amato e ricordato. Come pigmalione lancia personaggi come Ambra Angiolini, Sabrina Impacciatore, Lucia Ocone, Isabella Ferrari e Claudia Gerini. Con queste ultime due, poi, avrà delle importanti relazioni e a chi lo accusa di preferire le ragazze giovani, risponde che non può fare diversamente, visto che quelle della sua età sono tutte morte.

Dopo un periodo di appannaggio dovuto ad un suo presunto coinvolgimento nello scandalo di Vallettopoli, ritorna in Rai con “Macao”, rilanciando la sua carriera e quella di Alba Parietti, creando nuovi personaggi e tormentoni. Con il suo continuo spirito di ricerca, frequenta anche gli studi di La7 con “Bombay”, programma che rispecchia totalmente il suo modo di fare televisione: senza pretese e contenuti. Sempre criticato per questo, ai detrattori risponde che non vuole insegnare nulla a nessuno.

Quando gli chiedono cosa guarda in televisione, lapidario replica che non la tv non la vede affatto perché già è grave farla. Nel giorno dell’ultimo saluto, nella camera ardente allestita negli studi della Rai in Via Asiago, dove aveva condotto “Bandiera Gialla”, è presente un austero quadro fiammingo con appiccicata la sua faccia. Un ultimo scherzo che aveva previsto per il suo funerale e che fa capire chi era Gianni Boncompagni.

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