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Ancora si muore di malaria nel mondo

Ancora si muore di malaria nel mondo

22 aprile 2017

di Antimo Verde – Ancora oggi, nonostante i progressi scientifici degli ultimi decenni che hanno debellato numerose malattie che mietevano ogni anni milioni di vite, la malaria risulta, al momento, subito dopo la tubercolosi, la seconda malattia più infettiva al mondo per morbilità e mortalità. Infatti, solo nel 2016 ha fatto registrare, in tutto il pianeta, 212 milioni di casi, con 429mila morti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, celebrando il “World Malaria Day”, ricorda che seppure la mortalità dal 2000 ad oggi è diminuita del 60%, 3,2 miliardi di persone sono ancora a rischio di contrarre la malaria.

Secondo il rapporto pubblicato dall’Oms, infatti, l’obiettivo è quello di eliminare la terribile malattia da almeno 35 Paesi nel mondo entro il 2030. Difatti, con un benaugurate risultato, sono otto i Paesi fuori dall’Europa che nel 2014 hanno riportato zero casi, mentre altri otto ne hanno avuti meno di cento e 12 tra cento e mille.

Però, lo scorso anno sono stati riportati 214 milioni di nuovi casi in 95 Paesi. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ciò è dovuto al fatto che l’efficacia degli strumenti usati, fino a questo momento, risulta minacciata, poiché la resistenza delle zanzare agli insetticidi è in aumento, così come quella del parassita a uno dei farmaci più usati.

Pertanto, non solo occorrerebbe migliorare quelli già esistenti, ma adoperarne dei nuovi per avere risultati più importanti. Se è pur vero che la malaria in Italia è stata debellata nel 1970, ciò non impedisce che può comunque ritornare se non completamente eliminata nel resto del mondo.

Ciò non può escludersi, se si pensi, infatti, che ai giorni nostri, c’è un continuo e costante, ma sopratutto poco controllato, spostamento di persone. Per questo risulta di estrema importanza il ruolo del Fondo Globale che a livello internazionale garantisce, da solo, la metà dei finanziamenti mondiali per la lotta contro la malaria, l’80 per cento di quelli contro la tubercolosi e oltre il 20 per cento per quelli destinati all’Aids e che ha contribuito a salvare milioni di persone nel mondo.

Se in Europa la situazione sembra sotto controllo e in continuo monitoraggio, in Africa, la malaria, continua a mietere vittime. Il continente nero rimane il più colpito, con il 90% dei casi e il 92% delle morti. La gran parte della popolazione continua a soffrire di morti premature e di disabilità evitabili, causate da una malattia che colpisce soprattutto le persone povere, soprattutto le donne in attesa e i bambini che vivono in condizioni svantaggiate.

Soprattutto i bambini, infatti, risultano i più esposti al contagio poiché, come spiega Giampietro Pellizzer, infettivologo di Medici con l’Africa Cuamm, non hanno ancora sviluppato alcuna immunità ed è per questo che i due terzi delle morti per malaria riguardano proprio i bambini sotto i 5 anni.

Ma pare proprio che negli ultimi tempi la prevenzione e le misure di controllo stiano dando i primi risultati positivi. Infatti, dal 2010 ad oggi, hanno ridotto la malaria complessivamente del 29% e del 35% tra i bambini sotto i cinque anni. Inoltre, nei primi mesi del nuovo anno, le persone messe in trattamento per malaria dai Medici con l’Africa Cuamm, sono state 206.850, in Angola, Etiopia, Tanzania, Uganda, Sierra Leone e Sud Sudan e in Mozambico dove è stata aperta una nuova area di intervento, con un progetto partito nella provincia di Cabo Delgado, nel nord del Paese.

Proprio perché, come spiega Piera Fogliati, medico esperto in sanità pubblica, a capo del progetto, in tale provincia la malaria ha un’incidenza del 25% ed è una delle maggiori cause di malattia. Basti pensare che oltre il 50% delle visite ambulatoriali pediatriche sono per sospetta malaria.

È importante sapere che esistono metodi efficaci di controllo della malaria anche molto semplici, sia a livello comunitario sia a livello di strutture sanitarie. Per questo è necessario fare attività di sensibilizzazione attraverso radio, teatro e formazione del personale sanitario. In modo da poter ottenere una migliore qualità dei servizi sanitari e maggiori cure da parte della popolazione, per salvare così, una sempre maggiore quantità di vite umane.

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