Accogliamo la sfida!

Alla stazione Termini tra attività fisica e tintarella

Alla stazione Termini tra attività fisica e tintarella

5 maggio 2017

di Francesco Di Chiara

In sintonia con la nostra linea editoriale, non abbiamo alcuna intenzione di cavalcare l’onda delle facili e sterili polemiche che, come “la goccia cinese”, distruggono il Paese, ma semplicemente, prendendo spunto da un singolo fatto al quale abbiamo assistito, proviamo a tirar fuori qualche riflessione.

Roma, stazione Termini, nel cuore della mattinata. Come al solito c’è sempre un gruppo di viaggiatori che, con il naso all’insù, fissa il tabellone delle partenze in attesa che appaia il binario del proprio treno.

“Eccolo!” … qualcuno esclama felice. Il treno della speranza parte dalla testa del binario 22. Con una scena di moria “fantozziana” da quella massa di persone che guarda in alto, si stacca qualcuno e inizia a correre. La corsa, però, rallenta, diventa passo svelto, poi sempre più lento quando, sconfortato, apprendi dalle indicazioni che devi percorrere più di 400 metri per raggiungere l’obiettivo. In un primo momento pensi che alle Ferrovie sta a cuore la tua salute e che quindi vuole aiutarti a fare un po’ di attività fisica, ma poi, mosso da comprensione pensi: “pazienza, si vede che non si può fare diversamente”.

Dopo una bella passeggiata sul “lungo binario”, sicuramente meno panoramico e più freddo del lungo Tevere, arrivi a destinazione. Naturalmente il treno non è ancora arrivato e il marciapiedi, quasi a volerti agevolare l’attesa, è sprovvisto di copertura. È una bella giornata di sole e allora pensi: “oltre alla salute fisica le Ferrovie ci permettono anche di farci la tintarella”.

Arriva il treno o, meglio, il trenino della speranza. Piccolo, ma moderno e confortevole. Le porte si aprono automaticamente e si chiudono per non disperdere il calore del riscaldamento. I posti, come in ogni mezzo pubblico moderno, sono ridotti all’osso, ma in compenso ci sono dei comodissimi sediolini estraibili dove poter affrontare il breve viaggio di circa 3 ore e 20 minuti. Ma naturalmente stiamo esagerando, è chiaro che lungo il percorso qualcuno scende e puoi trovarti una situazione più confortevole.

Ed ecco che, con grande meraviglia da parte di tutti, inizia l’animazione in attesa della partenza. Ci pensa il simpatico dipendente delle Ferrovie quando, avvicinato da un distinto signore, inizia a tirar fuori il meglio delle battute che la comicità all’italiana abbia mai prodotto. Il tema: l’obliterazione del biglietto.

Cosa stava accadendo? Un signore, evidentemente distratto (e quindi solo per questo “condannabile”), ignaro come altri di cosa avrebbe trovato dopo la corsa dei 400 m., si è era dimenticato di obliterare il biglietto e, testimoni tutti i passeggeri che si stavano godendo la tintarella, non appena è arrivato il treno si è avvicinato al controllore per segnalare la dimenticanza ed eventualmente procedere con una marcatura a mano (come di consuetudine accade in questi casi).

Iniziano le danze. Il controllore inizia la sua partita. In campo il rispetto delle regole contro la richiesta comprensione per un’eccezione, vista l’impossibilità, a causa dell’orario, di farsi gli 800 metri abbondanti (andata e ritorno) per andare ad obliterare. Niente da fare: “non hai rispettato le regole … dammi 50 euro e puoi viaggiare”. A scanso di equivoci chiariamo che non si trattava di un tentativo di estorsione, ma della prevista sanzione amministrativa. Il viaggiatore, naturalmente, si è giocato le sue risorse migliori e, a nostro modo di vedere, anche giustamente: il treno stava per partire, si era rivolto lui al personale e quindi non era stato colto in difetto al controllo, il viaggio non era ancora iniziato e, soprattutto, non c’era obliteratrice nei paraggi.

In effetti, a difesa del passeggero, su questo ultimo argomento sono scesi in campo un po’ tutti. Accettiamo che dobbiamo farci la passeggiata riflessiva lungo il binario 22, va bene pure la tintarella (e eventualmente la doccia in caso di pioggia prima di salire sul treno pulito), ma che ci vuole a mettere un’obliteratrice da quelle parti? Quanto costa una macchinetta del genere? Siamo d’accordo, ci sono i tagli e bisogna “fare economia”, ma allora gestite meglio quelle che avete. Toglietene una dalla zona dei treni “vip” e mettetela dove partono i trenini della speranza. Oppure, ditelo che state in difficoltà e facciamo una colletta. Sarà il nostro modo di ringraziare le Ferrovie poiché ci aiutano a tenerci in forma.

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