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Con Paolo Villaggio addio anche a Fantozzi e Fracchia

Con Paolo Villaggio addio anche a Fantozzi e Fracchia

4 luglio 2017

di Antimo Verde – Un genio della comicità. Il più grande comico del secolo passato. Un misto di Totò e di Sordi. Sono solo alcune delle definizione con cui è stato etichettato l’attore Paolo Villaggio che, sconfitto dal diabete con cui lottava da anni, all’età di 84 anni, ha lasciato un grande vuoto nel mondo del cinema. Assieme a lui se ne vanno anche le sue maschere più famose: Fantozzi, Fracchia, Kranz. Ha vissuto la sua vita in modo pieno, esprimendo al massimo il suo immenso talento. Paolo Villaggio vive la sua infanzia e adolescenza in periodo di guerra, frequentando prima il liceo classico poi la facoltà di Giurisprudenza, che poi abbandonata poco dopo.

Si mantiene facendo diversi lavori, tra cui anche quello di speaker della BBC. Muove i primi passi nel mondo dello spettacolo come cabarettista e intrattenitore sulle navi da crociera, dove lavorava anche Fabrizio De Andrè, con cui diventa, poi, grande amico. Viene scoperto da Maurizio Costanzo che lo fa esibire al cabaret di Roma “Sette per otto” e da lì il debutto in televisione è davvero breve. Con la conduzione del programma “Quelli della domenica” dà spazio a personaggi come il Professor Kranz o Giandomenico Fracchia, introducendo personaggi destinati ad essere sviluppati per il cinema, tra cui Fantozzi e Filini.

Indimenticabili sono gli sketch in cui Fracchia, il ragioniere timido e insicuro quando incontra la Signora Ruini o il capoufficio Acetti, si tormenta con la tragica “poltrona sacco”, in cui non riesce mai a sedere e proponendo alcuni indimenticabili tormentoni come “Com’è umano, lei!” o “Mi si sono intrecciati i diti”. Esplora anche il mondo della radio dove conduce programmi accanto a Raffaella Carrà e Johnny Dorelli. Il suo esordio al cinema avviene nel 1968 con “Eat it!”, seguono poi, altri importanti titoli, da “Il terribile ispettore” a “I quattro del potere”.

Si dimostra pure un superbo scrittore. Infatti, i suoi racconti vengono pubblicati su “L’Europeo” e “L’Espresso”. Racconti che hanno come protagonista il suo personaggio più celebre, il ragioniere Fantozzi: una disperata vittima della società dei consumi che consuma.

Raccolti poi, in un libro che diventa immediatamente un bestseller internazionale, vendendo milioni di copie, e scelto nel 2011 per i 150 anni dell’Unità d’Italia tra le centocinquanta opere che hanno segnato la storia dello stato italiano. Concentrandosi sulla carriera cinematografica collabora, quindi, con numerosi registi e attori, fino a quando decide di portare nelle sale il personaggio di Fantozzi che non doveva essere interpretato dall’attore ma da Renato Pozzetto o Ugo Tognazzi, ma che rifiutano il ruolo.

Pertanto, Villaggio è obbligato a recitare il ragioniere. Ma ciò farà la sua fortuna e segnerà definitivamente la sua carriera. Come tutti i grandi comici, Villaggio è capace anche di interpretare ruoli seri e drammatici, viene perciò scelto dal regista Federico Fellini per il film “La voce della luna”, accanto a Roberto Benigni. Ruolo che gli permette di conquistare il “David di Donatello” e che gli apre le porte del cinema d’autore.

Arrivano, così, titoli come “Io speriamo che me la cavo”, “Il segreto del bosco vecchio” e “Cari fottutissimi amici” che, finalmente, gli regalano anche l’approvazione della critica più severa, che sino ad allora lo aveva stroncato senza appello. La vittoria del “Leone d’oro alla carriera”, “il Pardo d’onore del Festival del cinema di Locarno” e il “David di Donatello” alla carriera, lo consacrano definitivamente come attore.

Negli anni Duemila, Villaggio si rifugia nella scrittura, sempre accompagnata da buon successo di vendite, nel teatro e nella critica pubblica, in cui mantiene uno sguardo acuto sulla società che cambia. Negli ultimi anni, però, pur dedicandosi a qualche progetto televisivo, denuncia con amarezza di essere stato dimenticato dal mondo del cinema.

Probabilmente come naturale conseguenza dall’essere stato messo in ombra dai suoi stessi personaggi che hanno segnato la storia del cinema e della televisione e con i quali ha saputo offrire un ritratto della società acuto e ironico, talvolta persino cinico e amaro. Ma che, innegabilmente, hanno fatto ridere e riflettere intere generazioni.

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