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Blue Whale: dalla Russia con terrore

Blue Whale: dalla Russia con terrore

10 luglio 2017

di Antimo Verde – Dopo l’agghiacciante servizio mandato in onda dalla trasmissione televisiva “Le Iene”, anche l’Italia sembra essersi accorta di un gioco assurdo e terribile che sta impazzando tra gli adolescenti, chiamato “Blue Whale”, che tradotto letteralmente significa “balena blu”. Non è un caso che sia stato scelto proprio il nome del famoso cetaceo. Infatti, il comportamento tipico delle balenottere azzurre, è che, ad un certo punto della loro vita, senza apparente motivo, si spiaggiano e muoiono. Generalmente a scegliere questo tipo di morte, sono i cetacei che si sono persi e che non riescono più a tornare nel gruppo. Esattamente come quegli adolescenti che si sentono diversi e isolati.

Il servizio televisivo si apre legando al “Blue Whale”, la morte di un giovane livornese che si è ucciso a 15 anni, lanciandosi da un grattacielo. Episodio che, sembra, sia solo la punta dell’iceberg di un fenomeno emulativo, che spinge i giovani al suicidio e che parte da molto lontano.

Il “Blue Whale”, difatti, è un gioco ideato in Russia e che si sta diffondendo a macchia d’olio in tutta Europa grazie alla Rete. Bambini e adolescenti, compresi tra i 9 e i 17 anni di età, vengono adescati ogni giorno da quelli che vengono chiamati i “curatori”, ossia coloro che danno le regole e decidono chi far entrare o meno all’interno dei forum per avere, poi, pieno controllo sulla vita di ogni singolo ragazzo.

Quest’ultimi sono costretti, così, a sostenere prove assurde e pericolosissime, l’ultima delle quali porta atrocemente al suicidio. Secondo le prime indagini si calcola che in Russia, sino ad oggi, siano morti circa 150 ragazzi che si sono lanciati nel vuoto dal palazzo più alto della propria città facendosi riprendere da un telefonino. Video fatto da un amico che, probabilmente, è entrato a far parte della community.

Difatti, i suicidi vengono ripresi per dare prova al “curatore” che tutto è riuscito e che quest’ultimo utilizza, poi, per convincere altri ragazzi a faro lo stesso. Anche il 15enne livornese, dopo la visione dei filmati di videosorveglianza, si stava riprendendo con un telefonino prima di lanciarsi nel vuoto e le ferite che sono state trovate sul suo corpo hanno portato gli inquirenti ad indagare su questo pseudo gioco. Gioco, infatti, consta di 50 regole che ogni singolo ragazzo deve seguire per poter “vincere”.

Regole, che vanno dall’incidersi sulla mano con il rasoio “f57” all’alzarsi alle 4.20 del mattino e guardare video psichedelici e dell’orrore inviati dagli organizzatori. Dal tagliarsi il braccio con un rasoio lungo le vene all’incidersi la parola “yes” su una gamba, fino a quando si ritiene di essere pronti per diventare una “balena” e andare sul tetto di un palazzo e lanciarsi nel vuoto. Ovviamente il malcapitato ha l’obbligo di non parlare con nessuno della situazione, per non mettere in pericolo la vita delle persone care.

È stato “Novaya Gazeta”, il quotidiano di Mosca fondato da Anna Politkovskaja, giornalista investigativa uccisa nel 2006, il primo a riportare questa incredibile vicenda, in un’inchiesta pubblicata a maggio dello scorso anno, nella quale il giornale collegava almeno 80 delle 130 morti, avvenute in Russia tra il novembre 2015 e l’aprile 2016, a delle comunità virtuali su “VKontakte”, l’equivalente di Facebook, dove i ragazzi verrebbero istigati a togliersi la vita.

Le regole di “Blue Whale” sono state ricostruite, poi, grazie ad alcune indagini e a testimonianze di ragazzi che, fortunatamente, hanno deciso di non continuare nella pratica. Anche se tutt’ora, non è stata accertata l’esistenza di una mente criminale dietro al “Blue Whale”, questo non significa che, a causa del clamore mediatico di tale fenomeno, sia esclusa l’esistenza online di gruppi che istigano all’autolesionismo e al suicidio.

Pertanto, anche se in Italia non sono stati ancora registrati casi ufficiali di morte per questo gioco e la vicenda del 15enne di Livorno è in fase di chiarimento, le forze dell’ordine sono a lavoro per verificare e per rendere sicure le reti italiane. Ma per una maggiore e infallibile sicurezza, si fa riferimento al continuo controllo dei genitori sui loro figli e sul loro comportamento, oltre all’uso dei social che questi ne fanno. In questo modo si possono evitare drammi e tragedie assurde.

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