Accogliamo la sfida!

La forza dei sogni: Martin Luther King

La forza dei sogni: Martin Luther King

31 luglio 2017

di Emanuele Tanzilli -

Cominciamo il nostro caleidoscopico, e si spera interessante, viaggio storico tra le figure, i simboli, gli emblemi più significativi delle tortuose vicende che hanno caratterizzato il razzismo e la lotta al razzismo fino ai tempi più recenti. Lo facciamo con un personaggio entrato di diritto nella leggenda, e a cui ancora oggi vengono tributati numerosi riconoscimenti, per il suo decisivo impegno contro le leggi di segregazione vigenti negli Stati Uniti nel XX secolo: Martin Luther King e il suo sogno.

Nato ad Atlanta nel gennaio 1929 – l’anno della grande crisi – con il nome di Michael, era figlio di un pastore protestante che, durante un viaggio in Europa, rimase talmente affascinato dalla figura di Martin Lutero, teologo tedesco, da decidere di cambiare il nome del figlio in suo onore.

MLK seguì le orme del padre, diventando pastore a sua volta; ma è nella sua caparbietà, nella sua tenacia, nel suo profondo senso di equità e giustizia sociale, concretizzati fattivamente nella filosofia della “resistenza non violenta”, che emerge la grandezza di una figura storica fondamentale per il superamento delle leggi di segregazione razziale.

Il primo episodio significativo avvenne nel dicembre 1955, quando una donna di colore, Rosa Parks, si rifiutò di lasciare il suo posto a sedere nell’autobus in favore di un uomo bianco. Fu arrestata e condannata a pagare una multa, ma la comunità afroamericana si ribellò e, sotto la guida di MLK mise in atto un grandioso boicottaggio dei mezzi pubblici durato quasi un anno. Ciò attirò le antipatie delle frange bianche più estremiste, che sfociarono anche in episodi di minacce e violenze, soprattutto da parte del Ku Klux Klan.

King decise allora di fare sua la causa dei diritti civili delle persone di colore, e assieme ad altri compagni e attivisti, fra cui Ralph Abernaty, diede vita a numerosi movimenti. Il più importante fra questi fu senza dubbio il Congresso dei Leader Cristiani del Sud (detto SCLC), di cui detenne la presidenza fino al suo assassinio. L’obiettivo dichiarato era quello di eliminare il sistema di norme discriminatorie e porre fine al regime di supremazia dei bianchi che vigeva un po’ ovunque negli Stati Uniti, ma soprattutto negli Stati del Sud. A causa della sua attività, King fu spesso perseguitato, maltrattato ed arrestato, scontando numerose detenzioni in galera. Nel 1963, dalla prigione di Birmingham, scrisse una delle sue più celebri lettere, in cui spiegava le ragioni della “disobbedienza civile”, rifacendosi tra l’altro anche ad esempi di Sant’Agostino, secondo cui “una legge ingiusta non è legge”, e di San Tommaso d’Aquino.

Altre proteste furono condotte a Washington, dove tenne il suo famosissimo discorso “I have a dream” alla presenza, tra l’altro, del Presidente democratico John Fitzgerald Kennedy, che venne assassinato nel novembre di quello stesso anno.

Ma qualcosa si muoveva: grazie all’appoggio di JFK, e del suo successore Lyndon Johnson, proveniente anch’esso dal Partito Democratico, le leggi di segregazione cominciarono ad essere progressivamente abolite. Persisteva, però, un ostacolo arduo da superare: la concessione del diritto al voto alle persone di colore, che incontrava ancora un forte ostracismo in alcune sacche di potere della nazione.

Il lavoro di MLK, comunque, non passava inosservato; la sua reputazione cominciava ad assumere una risonanza mondiale, tanto che nel dicembre 1964 ad Oslo venne insignito del Premio Nobel per la Pace. Un riconoscimento forte, meritato, e forse intollerabile per chi ancora non riusciva a rassegnarsi a “condividere” i propri diritti con gli altri. Il 4 aprile 1968, mentre si trovava a Memphis per tenere un discorso, fu raggiunto dal proiettile di un fucile di precisione alla testa, che non gli lasciò scampo.

L’omicidio di Martin Luther King provocò scompiglio in tutto il palcoscenico internazionale. Ma il suo insegnamento resta vivissimo ancora oggi, particolarmente nelle comunità che vivono ancora situazioni di ghettizzazione ed emarginazione razziale. Il suo meraviglioso esempio ci dimostra la concretezza e la solidità dei sogni, quelli più puri e sinceri, quelli a prova di ogni proiettile.

Per ascoltare alcuni minuti del suo discorso “I have a dream” sottotitolato in italiano, è possibile visionare questo video:

 

http://youtu.be/7MiP3BoUd_M

Lascia un commento