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Il vinile torna a far girare la musica

Il vinile torna a far girare la musica

29 agosto 2017

di Antimo Verde – Tutti gli amanti e i cultori della musica, seppure con preferenze e gusti differenti, concordano all’unanimità su una cosa: la musica ascoltata attraverso un disco in vinile ha tutto un altro suono ed effetto. Nonostante l’avvento delle tecnologie digitali che permettono di percepire un suono assolutamente perfetto, senza rumori di sottofondo e fastidiose imperfezioni, sembra invece, che il continuo fruscio del vinile, con tutte le conseguenze che derivano dall’ascolto, regali emozioni e sensazioni che nessun altro supporto di ultima generazione, per quanto perfetto possa essere, riesce a fare.

Senza contare poi, quel quid in più che può regalare la cover del disco. Proprio perchè grande quasi come un piccolo quadro, trasmette fascino e bellezza e il più delle volte, destinata a diventare una vera opera d’arte e conservata come un prezioso cimelio.

Difatti, anche se nei moderni cd, molte volte vengono inseriti ricchi libretti con numerose pagine e foto, non è assolutamente paragonabile alla magia che può trasmettere aprire una copertina oppure osservare la cover. Un incantesimo capace di immergere in un’altra dimensione.

Seppure amato e stimato, il buon vecchio vinile, però, ha dovuto cedere il passo al suo successore, il più freddo e pratico compat disc, che nel 1995, mette fine alla storia gloriosa del suo predecessore, che ha inizio alla fine dell’Ottocento quando Edison inventa il fonografo e i cilindri sonori. Anche se, in realtà, la nascita di un supporto piatto e orizzontale si deve all’americano Emile Berliner.

I primi dischetti vengono usati prima come componenti per giocattoli sonori poi per la riproduzione di brani musicali. Il vinile vero e proprio compare nel 1930 su iniziativa della casa discografica Rca Victor, ma a causa della grande depressione, il lancio è un fallimento. Si deve aspettare la fine della guerra perchè il disco diventi uno dei principali strumenti per l’ascolto della musica.

Ma è negli anni ’70 che il vinile segna il suo record assoluto, infatti, solo sul mercato americano si registrano vendite da capogiro. Si vendono nel 1973, ad esempio, 341,3 milioni di LP/EP a 33 giri e 228 milioni di 45 giri, i dischi più piccoli che contengono solo due brani. È nel 1981 che si ha il vero exploit. Secondo la International Federation of the Phonographic Industry nel mondo si arrivano a vendere 1,1 miliardi di album.

Però, già l’anno successivo si assiste a quella che può essere definita la sua morte annunciata. Infatti, in Giappone viene lanciato il primo compact disc, dando il via all’era digitale della musica e condannando il vinile a una morte lenta e inesorabile. Si arriva, dunque, nel 1989 quando le vendite dei 33 giri sono praticamente dimezzate e nel 1995 si vendono solo 33 milioni di vinili.

Seppure la vendita è ridotta ai minimi termini, quando 2005 si distribuiscono solo 800 mila copie negli Usa e 3 milioni nel mondo, la produzione non viene del tutto annullata proprio perchè si può contare sugli amatori che adorano incondizionatamente il vecchio supporto e non vogliono farne a meno. Un amore che influenza anche le nuove generazioni, che apprezzano il vinile tanto quanto quelle precedenti.

Così inizia un graduale e costante ritorno del disco, al punto che si parla di una vera risurrezione, visto che solo nel 2016 negli Usa sono venduti 13,1 milioni di vinili e in Gran Bretagna 3,1 milioni di copie. Inoltre, le previsioni dicono che nel 2017 nel mondo si arriveranno a vendere 40 milioni di unità con un fatturato che complessivamente superarerà il miliardo di dollari.

Non sorprende, pertanto, la notizia che la Sony dal prossimo anno aprirà una nuova industria di dischi in vinile in Giappone per far fronte alla sempre costante crescita della domanda, soprattutto se si considera che oggi le poche fabbriche che producono vinili funzionano a pieno regime. In Europa, infatti, le principali industrie di Lp, la Gz Media nella Repubblica Ceca e la olandese Record Industry, hanno una capacità produttiva di 100 mila unità al giorno e non riescono a stare al passo con gli ordini.

E anche in Italia, visto che il vinile è in un forte trend positivo con quasi 10 milioni di euro di ricavi, la Phono Press di Settala, in provincia di Milano, l’unica fabbrica che produce industrialmente dischi in vinile, con capacità produttiva massima di circa 5 mila dischi al giorno, stenta a far fronte alla domanda in crescita. Insomma, a dispetto di puntine rotte e rischi di graffi, il vinile è destinato a vivere ancora per lunghi anni e a rimanere nel cuore di tante generazione che amano e sognano con la musica.

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