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“Oi vita mia”, narrazione inaspettata e piena di fantasia

8 Dicembre 2025

 

di Alessandro Grimaldi –

 

Tornano sul grande schermo, Pio e Amedeo, con una proposta che, fortunatamente, anche in questo caso, prende le distanze dagli ormai tramontati cinepanettoni, confermando che si possono toccare questioni sociali anche attraverso il linguaggio della commedia … all’italiana.

 

L’idea centrale del film, intorno al quale si costruirà il racconto, è nella convivenza tra comunità educativa per minori a rischio e casa di riposo per anziani. Non un’invenzione cinematografica, ma un connubio che è possibile ritrovare nella progettazione sperimentale orientata al welfare intergenerazionale, che vede nell’incontro tra fasce d’età opposte, una risorsa per il riscatto di categorie fragili.

 

Il film acquista una profondità inaspettata con Mario, l’anziano interpretato da Lino Banfi, ormai con evidenti sintomi di Alzheimer, che riprende tutto con la videocamera, a suo dire, per non dimenticare. L’attore pugliese riesce a trasmettere lo smarrimento di chi ha seri problemi di memoria, ma anche quel senso di comprensione emotiva che dovrebbe essere propria di chiunque affianca persone con demenze.

 

Se convince la rappresentazione della fragilità, non si può dire lo stesso per la figura della psicologa, ormai data per scontata nell’immaginario collettivo, ritratta con una superficialità che stride con la complessità del contesto, soprattutto quando viene messa a confronto con la tematica dell’abbandono, risultando quasi inadeguata e priva di quello spessore empatico e clinico che il ruolo richiederebbe.

 

Uno degli elementi più interessanti della pellicola è la refigurazione del religioso, inteso come insieme di segni che rimandano alla cultura cattolica, dimensione confermata della società italiana odierna. La prima scena si apre con la statua di Sant’Antonio portata in processione, sulle note di “Tu sei la mia vita”, mentre il dettaglio pone in evidenza il carico d’oro, simbolo di una devozione esteriore e sfarzosa che contrasta con la miseria circostante.

 

Pio e Amedeo, infatti, giocano sul tasto dell’incoerenza cattolica, ad esempio evidenziata difronte alla difficoltà, di “voi cattolici” a perdonare.

 

Contrasto che appare anche quando si affrontano temi etici sensibili, con posizioni opposte. Alla delicatezza nell’approccio alla vita nascente di fronte alla possibilità dell’aborto, si contrappone il tema dell’eutanasia, trattato con estrema semplificazione, risolto con una narrativa che non rende giustizia alla reale complessità della questione.

 

La colonna sonora trova un momento di eccellenza nel contributo dei Pooh che cantando l’amicizia, sottolineano perfettamente il legame tra i protagonisti, elevando il tono emotivo della pellicola.

 

L’epilogo è toccante, rendendo un film comico non solo capace di toccare temi delicati, ma anche di strappare una lacrima, lasciando un po’ di amarezza.

 

Tuttavia, Pio e Amedeo scelgono una chiusura decisamente trash. Una scelta che, seppur coerente con lo stile comico, priva il finale di quella elegante comicità propria dei film d’autore.

 

In ultima analisi, un film coraggioso nelle premesse e nelle modalità di narrazione dei temi trattati, che inciampa, però, su una scrittura a tratti superficiale, non indispensabile per far ridere.

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