Accogliamo la sfida!

Don Peppino sono io, ammazzatemi!

23 Marzo 2011

di Alessandro Grimaldi

 

“Sono io” disse Gesù, circa 2000 anni fa, ai soldati che lo cercavano e, a quelle parole, tutti caddero per terra; “sono io” disse un sacerdote, 17 anni fa, ai killer che lo cercavano per ucciderlo e, in questo caso, un solo corpo è caduto. Don Peppino Diana, dal 1989 parroco di Casal di Principe, ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994, perché prete scomodo, colpevole di amare la sua gente al punto tale da non poter stare zitto neanche di fronte alla minaccia mafiosa.

“Per amore del mio popolo non tacerò”, citazione biblica che don Peppino prese in prestito come titolo di una lettera scritta per gli abitanti del suo territorio e condivisa da tutte le parrocchie di Casal di Principe. Frase che sintetizza la sua missione di autentico profeta che osserva il suo territorio, denuncia le piaghe che lo affliggono e annuncia un’alternativa per il riscatto sociale.

Don Peppino visse nell’era Schiavone in contrasto con i De Falco e da questi ultimi, a quanto pare, fu emessa la sentenza. Dava troppo fastidio don Peppino, bisognava fermarlo! Questo prete che denunciava la camorra, ma anche lo Stato e l’inadeguata azione pastorale della Chiesa, di fronte al diffondersi della cultura mafiosa. E così, fu ammazzato!

Chi era don Peppino? Se lo chiesero dopo la sua morte. Un martire per molti, un camorrista per i committenti del uso omicidio.

Oggi don Peppino è un testimone della fede, un uomo che ha vissuto la sua missione fino in fondo, prete per tutti, morto per pochi.

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