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Tua madre è una grande (bip)!!! Satira, offesa pubblica o bestemmia?

Tua madre è una grande (bip)!!! Satira, offesa pubblica o bestemmia?

9 maggio 2011

Della beatificazione di Giovanni Paolo II si è parlato tanto e come accade negli ultimi tempi nel nostro Paese, anche questo evento ha diviso l’opinione pubblica. Fin qui nulla di male, poiché siamo d’accordo che ognuno può esprimere liberamente il proprio pensiero, ma buon senso vorrebbe che si facesse sempre nei limiti dell’educazione e del rispetto della sensibilità altrui.

 

Pensando alla vignetta apparsa il primo maggio su “Misfatto” (inserto satirico de “Il fatto quotidiano), che vede ritratto Giovanni Paolo II tra “angeli” seducenti e compiacenti, viene da chiedersi se l’intenzione dell’autore era quella di far sorridere, offendere gratuitamente, o addirittura pronunciare volontariamente una forte bestemmia.

 

Quando, ad esempio, si bestemmia la Madonna, apostrofandola con appellativi di solito usati per le ragazze da marciapiede, bisognerebbe provocatoriamente rispondere con frasi del tipo: “tua madre è una grande (bip)!”. Questo non per scendere a certi livelli, ma per far vivere e comprendere, all’ignorante di turno, la reazione che provoca una bestemmia in un credente.

 

Bisognerebbe spiegare agli autori della satira, che il Papa non è soltanto un personaggio pubblico tra tanti, ma, per molti cattolici, un padre che se n’è andato. Purtroppo il mondo cattolico non risponde a dovere a queste provocazioni, cadendo nell’estremismo opposto a quello dei musulmani.

Se si pubblica una vignetta su Maometto, l’Islam insorge con violenza e qualche bravo opinionista occidentale gli da pure ragione; se si tocca un’icona cristiana, i cattolici devono stare zitti per non essere etichettati come dei bigotti.

 

Porgere l’altra guancia, però, non significa subire passivamente. Se fosse così la Chiesa dovrebbe chiudersi alla possibilità di dire la sua nel campo dell’educazione. Educare significa anche “addestrare” le nuove generazioni a saper difendere la propria e altrui dignità. La protesta non violenta, oltre ad essere un diritto dei cristiani, è anche un dovere per ogni cattolico.

 

Cosa possiamo fare? Scendere in strada e riempire le piazze, come quel primo maggio a piazza S. Pietro; ritrovare il senso di appartenenza e ritornare in chiesa per manifestare la propria solidarietà; gridare in silenzio la propria fede, attraverso la comunicazione non verbale per eccellenza: la testimonianza.

 

D.A.G.

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