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Quando il selfie diventa mortale

Quando il selfie diventa mortale

27 marzo 2019

di Antimo Verde – Nell’era dominata dai social network, dove vige la regola del non si esiste se non si posta, se non si condivide, se non si commenta e si lasciano “like” o “cuoricini” agli amici virtuali e ai fedeli followers, lo strumento vitale è diventato lo smartphone. Non solo per gli adolescenti che potrebbero essere per ovvie ragioni generazionali quelli più inclini alle nuove tecnologie, ma sorprendentemente anche per i meno giovani.

Il bramato cellulare, che a detta dei suoi possessori più attivi ha rivoluzionato la propria vita con le sue innumerevoli applicazioni, che spaziano da quelle che possono risultare realmente utili come quelle sugli orari dei treni, quelle su dove poter fare la spesa più conveniente o dove poter fare il pieno di benzina a prezzi competitivi, a quelle più improbabili o addirittura inutili che sortiscono come unico effetto quello di catalizzare l’attenzione dello stesso fruitore per ore.

Per rendersi conto di ciò, basta semplicemente guardarsi attorno ed osservare quanti mentre camminano, parlano o addirittura sono seduti a mangiare in compagnia, siano persi nei propri cellulari incuranti di quello che gli succede intorno. Come se venissero risucchiati da quel piccolo schermo con la conseguenza, tra le altre, di perdere la cognizione del tempo e di momenti importanti della propria vita.

Ma per assurdo, tale mania può realmente far perdere tragicamente la vita. Infatti, con lo sproporzionato uso dello smartphone è nata e si evoluta in maniera ossessiva la moda del fare i “selfie”, che altro non sono che autoritratti che mettono in risalto l’ambiente circostante. Tale moda è solamente la prova concreta della dimostrazione a quante più persone possibili di quanto si vale e di cosa si è capaci di fare, comunicando così stati d’animo e caratteristiche di sé in modo disimpegnato e senza le difficoltà della comunicazione diretta, tutto condito da un’eccessiva dose di narcisismo.

Naturalmente quanto più sono bizzarri, strani e incredibili questi selfie, tanto più hanno possibilità di essere apprezzati dagli altri utenti, riuscendo a regalare, dunque, popolarità e autostima ai protagonisti. Perciò incredibilmente tra i ragazzini si è diffusa l’ultima terribile e nuova moda di fare selfie sui binari dei treni o addirittura mentre questi è in arrivo.

Tale fenomeno, da pochi anni arrivato in Italia dalla Russia, definito daredevil selfie” (autoscatto temerario), consiste nel farsi fotografare, fotografarsi da soli o in gruppo in un momento di rischio elevato, scommettendoci sopra qualche soldo, e farlo quando sui binari sta per passare il treno. Un gioco, un divertimento, un azzardo pericoloso che non ha risparmiato vittime. Se a questi incoscienti si aggiungono anche coloro che vengono chiamati i “risk taker”, adulti e non, che si sentono vivi sperimentando il rischio mortale, il numero di coloro che hanno perso la vita, a causa di tale fenomeno, sale vertiginosamente.

Infatti, nel 2016 lungo i binari si è contato il 63% in più di vittime rispetto all’anno precedente e dentro questo boom si trovano anche gli under 18 che mettono la propria vita in mano alla roulette russa dei selfie. Secondo l’Osservatore Nazionale Adolescenza è un problema da non sottovalutare, anche perché circa 1 adolescente su 10 fa selfie pericolosi in cui mette a repentaglio la propria vita, e oltre il 12% è sfidato a fare un selfie estremo per dimostrare il proprio coraggio.

Per tale motivo la Polfer ha avviato controlli più stretti nelle stazioni, con circa 15.000 multe solo nel 2016 e una campagna di prevenzione con gli studenti per educare al rispetto delle regole nelle stazioni e sui treni. Il progetto denominato “Train…to be cool”, è sostenuto dal Miur e da tre anni viene portato nelle scuole italiane riuscendo a raggiungere oltre 170.000 i giovani fino ad oggi. Si vuol sperare in tal modo che un selfie possa semplicemente essere un istante da immortalare e non un drammatico ultimo istante per tanti ragazzi distratti e poco assennati.

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