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Un nuovo umanesimo per superare la crisi

Un nuovo umanesimo per superare la crisi

15 agosto 2011

Complessità, frammentazione, cambiamento ed evoluzione continua degli scenari e delle tecnologie, molteplicità di interlocutori e di informazioni, concorrenza: queste ed altre caratteristiche definiscono oggi l’attuale contesto in cui le organizzazioni, a vari livelli, si trovano a confrontarsi. E non solo le organizzazioni: anche e soprattutto le persone debbono fare i conti con una realtà veloce, mutevole ed articolata.

Dinanzi ai profondi mutamenti in atto è da ritenersi sempre più urgente la necessità di appellarsi ai valori fondamentali da trasmettere alle giovani generazioni e, pertanto, di interrogarsi su quali siano tali valori. Il bene comune ha, infatti, necessariamente bisogno di un consenso etico di fondo allo scopo di individuare la gerarchia dei valori da porre alla base di un nuovo ordine mondiale.

Quello che serve è un progetto, un percorso che riesca a porre l’essere umano come valore fondante e che promuova una strada di sviluppo antitetica alla omologazione culturale e comportamentali.

Nel 1944, Karl Paul Polanyi, un sociologo ungherese, diede alle stampe un  opera imponente non tanto per la sue 398 pagine nell’edizione italiana, ma quanto per la sua lucida e chiara analisi:

La grande Trasformazione”. In esso si può leggere “Permettere al meccanismo di mercato di essere l’unico elemento direttivo del destino degli esseri umani e del loro ambiente naturale e perfino della quantità e dell’impiego del potere d’acquisto porterebbe alla demolizione della società. La presunta merce forza-lavoro non può infatti essere fatta circolare, usata indiscriminatamente e neanche lasciata prima di impiego, senza influire anche sull’individuo umano che risulta essere il portatore di questa merce particolare.  Nel disporre della forza-lavoro di un uomo, il sistema disporrebbe tra l’altro dell’entità fisica, psicologica e morale uomo che si collega a questa etichetta. Privati della copertura protettiva delle istituzioni culturali, gli esseri umani perirebbero per gli effetti stessi della società, morirebbero come vittime di una grave disorganizzazione sociale, per vizi, perversioni, crimini e denutrizione.”

Occorrerebbe recuperare, parafrasando Max Weber, “un agire dotato di senso”. I diversi e contrastanti livelli di sviluppo richiedono una nuova sintesi umanistica, che riporti l’uomo, la sua dignità e la sua responsabilità al centro. In un tale progetto, è fondamentale per l’uomo la sua realizzazione. Il percorso da pensare e praticare dovrebbe essere la resa possibile di una scelta autonoma da parte di ognuno, far sì, cioè, che l’uomo sia un soggetto libero e pensante: è lui il  protagonista responsabile delle sue scelte, lavora su stesso e con gli altri, ed è teso ad una ricerca di perfezionamento. Sarebbe quindi da riproporre la metafora dell’uomo Vitruviano come centro e misura di tutte le cose.

Un nuovo umanesimo per la nostra terra” è anche l’ appello “a tutti gli aretini di buona volontà”  lanciato dall’Azione Cattolica di Arezzo-Cortona-Sansepolcro in una lettera aperta. Una portentosa occasione di approfondimento, voluta dall’arcivescovo Riccardo Fontana, che ha dato il via a una serie di incontri sul territorio, provocando fortemente i laici cristiani circa il loro ruolo da protagonisti nella storia presente. “Se per la comunità cristiana – scrive l’Ac diocesana – le sfide della post-modernità si collocano anzitutto su un piano etico e religioso, non appaiono neppure trascurabili i bisogni attuali di un più vasto contesto sociale e civile fortemente provato dalla crisi economica”.

Una crisi che ha fatto riaffiorare vecchie paure apparentemente sfumate. Situazione che l’Azione cattolica aretina-cortonese-biturgense considera il più avverso frutto di una “disinvolta gestione degli strumenti finanziari della new economy”. Invita però a vedere la crisi europea come un’occasione per superare la crisi della modernità e affermare una libertà alimentata da un nuovo umanesimo: “Questo tempo ci invita a riscoprire anzitutto – cristiani e non cristiani – il valore delle risorse immateriali, come il capitale umano, la cultura e la scienza, quali elementi comuni di dialogo tra le persone, di crescita individuale e sociale. Ci esorta a comprendere le potenzialità di una economia di comunione in grado di superare il modello ottocentesco, tanto radicato nella nostra tradizione, ispirato alla dinamica servo-padrone e ai rapporti sociali di reciproca diffidenza che ne scaturiscono, inquinando la convivenza civile. Ci induce, infine, a vivere una cittadinanza politica orientata alla risposta a bisogni autentici e non indotti, al bene comune e alla legalità oltre che all’efficienza amministrativa”.

Proprio da queste premesse germoglia l’appello dell’Azione cattolica “a tutti gli uomini e donne della nostra terra, a prescindere dal loro credo e dalle loro appartenenze”, per l’impegno a costruire un umanesimo nuovo che si origina e si sviluppa dalle radici antiche, poste nei valori positivi da sempre profondamente condivisi nella cultura del nostro popolo.

E il formatore di questa nuova era deve essere, secondo un’indagine svolta dal Centrostudi  Comunicazione Cogno Associati “innanzitutto un professionista che si caratterizza per il rigore della ricerca culturale e per l’integrità personale … Deve essere capace di allargare gli orizzonti dei propri discenti, sostenere ed incentivare la riflessione, creare committment, facilitare la presa di consapevolezza relative al ruolo ed alla potenzialità di ognuno, diffondere nuovi valori e rinforzare quelli già esistenti, mediare e coniugare obiettivi delle persone e delle organizzazioni”.

Anche l’AISES, Accademia Internazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale, dal canto suo, si propone di elucubrare un consenso etico di fondo per la politica e l’economia mondiale, che sia in grado di promuovere uno sviluppo integrale di popoli e nazioni, aperto al dialogo tra le diverse culture e fondato su di un consistente patto di fiducia tra società civile, istituzioni e mercato. Per la realizzazione di tale obiettivo, l’AISES promuove e dirige il G.R.E.E.N. Project,Global Rules Ethics and Economics Network, una rete internazionale di università e centri di eccellenza che intendono riesaminare insieme i principi guida e i valori, le teorie economiche e gli strumenti applicativi, atti a essere posti alla base di un nuovo paradigma economico e finanziario, “capace di coniugare crescita di lungo periodo e sostenibilità, innovazione e stabilità, efficienza ed equità”.

 

S.D.A.

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