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Educare i giovani alla giustizia e alla pace

Educare i giovani alla giustizia e alla pace

1 gennaio 2012

Era l’1 gennaio del 1968 quando, per volontà di Paolo VI, la Chiesa celebrò la prima Giornata Mondiale della Pace. Momento più propizio non poteva esserci poiché sarebbe stato quello l’anno della contestazione sociale, da parte di studenti ed operai, che diede vita al “sessantotto”.

I giovani reclamavano i loro diritti in nome di una libertà dall’interpretazione per niente univoca, ma dipinta con diversi colori politici e incorniciata dall’una o l’altra ideologia.

Dopo quarantacinque anni, i giovani del sessantotto, ormai in pensione (o quasi), hanno da tempo passato il testimone ai loro successori, figli di un’epoca che si illude di aver rotto qualsiasi cornice ideologica, ma che, invece, deve fare i conti con le nuove forme delle vecchie culture dominanti.

Così, Benedetto XVI, in occasione della XLV Giornata Mondiale della Pace, si rivolge ai giovani ricordando che “non sono le ideologie che salvano il mondo”.

Il Papa, con il messaggio “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”, dona un ulteriore contributo alla sfida educativa lanciata per gli anni ’10. Egli parla dei giovani, ma non solo con i giovani. Si rivolge “ai genitori, alle famiglie, a tutte le componenti educative, formative, come pure ai responsabili nei vari ambiti della vita religiosa, sociale, politica, economica, culturale e della comunicazione”.

Educare alla giustizia ricordandosi che “ciò che è giusto non è originariamente determinato dalla legge positiva, ma dall’identità profonda dell’essere umano”; educare alla pace (che non è semplicemente assenza di guerra), consapevoli che “per essere veramente operatori di pace, dobbiamo educarci alla compassione, alla solidarietà, alla collaborazione, alla fraternità, essere attivi all’interno della comunità e vigili nel destare le coscienze sulle questioni nazionali ed internazionali e sull’importanza di ricercare adeguate modalità di ridistribuzione della ricchezza, di promozione della crescita, di cooperazione allo sviluppo e di risoluzione dei conflitti”.

Benedetto XVI conclude, poi, il messaggio, rivolgendosi ai giovani con queste parole:

Cari giovani, voi siete un dono prezioso per la società. Non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento di fronte alle difficoltà e non abbandonatevi a false soluzioni, che spesso si presentano come la via più facile per superare i problemi. Non abbiate paura di impegnarvi, di affrontare la fatica e il sacrificio, di scegliere le vie che richiedono fedeltà e costanza, umiltà e dedizione. Vivete con fiducia la vostra giovinezza e quei profondi desideri che provate di felicità, di verità, di bellezza e di amore vero! Vivete intensamente questa stagione della vita così ricca e piena di entusiasmo. Siate coscienti di essere voi stessi di esempio e di stimolo per gli adulti, e lo sarete quanto più vi sforzate di superare le ingiustizie e la corruzione, quanto più desiderate un futuro migliore e vi impegnate a costruirlo. Siate consapevoli delle vostre potenzialità e non chiudetevi mai in voi stessi, ma sappiate lavorare per un futuro più luminoso per tutti. Non siete mai soli. La Chiesa ha fiducia in voi, vi segue, vi incoraggia e desidera offrirvi quanto ha di più prezioso: la possibilità di alzare gli occhi a Dio, di incontrare Gesù Cristo, Colui che è la giustizia e la pace”.

 

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