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I diritti dei nativi digitali / video

I diritti dei nativi digitali / video

28 novembre 2013

di Teresa Beltrano -

Qualche giorno fa, sono rimasta positivamente molto sorpresa, nel leggere che qualcuno ha pensato di proporre un decalogo per i nativi digitali, per i bambini che sono nati e che nascono nell’ambiente culturale del nostro tempo, segnato dall’evoluzione digitale. Ci aveva pensato lo scrittore americano Marc Prensky, nel 2001, a definire i bambini, nati nell’era di internet e delle relative innovazioni tecnologiche nativi digitali, digitalnatives. Per questi bambini che, non hanno bisogno di capire la differenza tra analogico e digitale, visto che crescono con schermi touch screen e tastiere digitali, un’insegnate Maria Maura, ha elaborato e realizzato un decalogo dei loro diritti. Un lavoro realizzato, dalla stessa insegnante,  in collaborazione con il Centro Studi Erickson, che si occupa principalmente di educazione, formazione e didattica scolastica. Tale lavoro ha avuto il patrocinio dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.​​​​

È comprensibile, quindi, che la Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza, firmata a Ginevra 24 anni fa, il 20 novembre 1989, abbia bisogno di qualche aggiornamento. Le opportunità e i rischi a cui sono sottoposti i bambini del nostro tempo, sono diversi, ovviamente dai bambini degli anni `80. Internet e tutti i mezzi della rivoluzione digitale, hanno segnato e determinato costantemente la formazione, la crescita, l’apprendimento e le cornici di riferimento dei nostri bambini. E` cambiata o sta cambiando, la modalità interattiva tra bambini e insegnanti… Oggi in classe, non in tutte le scuole, si usa non solo il pc, ma la lavagna interattiva e per gli alunni, più fortunati, c’è  il tablet. I libri cartacei stanno cedendo il posto a quelli che si sfogliano con la tastiera digitale, ossia gli e-book.

L´Avg, l’azienda che produce software antivirus, ha intervistato 2.200 mamme di bambini tra i 2 e i 5 anni di Paesi sviluppati circa le abilità dei loro figli. I risultati non solo fanno riflettere, ma pongono seri motivi, per mettere in questione il ruolo educativo degli adulti. Il 58% dei bambini sa giocare a un videogioco di livello base mentre solo il 52% di essi sa andare in bicicletta. L’attitudine  più avanzata tra questi piccoli è quella dell´uso del mouse (ci riesce il 69% dei bambini) e il 63% di essi sa come accendere o spegnere un computer. Ma anche l’uso di smartphone e di dispositivi touch sembra essere diventata una capacità  molto comune, infatti coinvolge il 19% dei bambini, ma se chiediamo a questi stessi bambini di allacciarsi le scarpe solo l’11% ci riesce.

Mi chiedo, dove si colloca la figura dei genitori, dell`adulto in generale, in tutto questo processo veloce e “liquido” della crescita integrale dei bambini, o degli adolescenti del terzo millennio. Nel decalogo, infatti si dice che il bambino ha il diritto di essere aiutato e introdotto lentamente all`uso dei new media. Ma l`adulto è disposto a investire, tempo e forze per il proprio figlio? Si aiuteranno i nativi digitali ha scoprire, la bellezza del quaderno e delle matite colorate? E ancora,  avranno libero e potenziale accesso a computer, e tablet, anche i bambini del terzo mondo? I diritti dei bambini non conoscono confini geografici, ne colore della pelle, ne religione!

 

 

1 commento

  1. Peppe Mangano /

    Interessante anche stavolta il tema trattato….da Pedagogista mi ha molto colpito l’impostazione e la possibilità data da Teresa Beltrano di stuzzicare con le sue parole una attenta riflessione. Stranamente se analizziamo l’espressione “nativi digitali” vedremo come sia totalmente estromesso il termine bambino o sinonimo che possa far riferimento all’infanzia intesa come spazio in cui collocare il processo educativo. Se infatti consideriamo i “nativi digitali” come porzione della popolazione nata nell’era del digitale vederemo come la possibilità educativa viene a trovare non solo una spinta ad interrogarsi ma soprattutto una congerie di rischi a cui può andare incontro. Attenzionandoci alla famosa zona di sviluppo prossimale di Vygotskij il primo interrogativo che sorge è dove stabilire la possibilità di intervento? Se la differenza tra le abilità possedute e quelle in divenire crea lo spazio adeguato e sicuro per l’esplicitazione dell’intervento educativo (diade educativa, docenti, educatori…), la possibilità di intervenire come deve essere considerata? Semplicemente un supporto di gesti per poter accedere alla Rete, password, finestre da aprire a chiudere? E la prassi educativa orientata semplicemente a sostenere (non dimentichiamo lo scaffolding di Bruner!!!) e confermare i risultati della crescita dove si colloca? Già a suo tempo Maria Montessori metteva in luce un certo modo di “fare Educazione” che estromettendo il bambino da uno spazio a lui strutturato lo poneva in condizione di disequilibrio con il contesto e quindi con se stesso in relazione agli altri. Non si tratta di essere contro o a favore dell’utilizzo di certa tecnologia…si tratta di prendere coscienza che forse abbiamo bisogno di una riscoperta della missione educativa, delle figure educative che (Maria Montessori docet!!!) devono “aiutare il bambino a fare da solo!”…e questo non comporta l’utilizzo indiscriminato della tecnologia digitale ma un’attenta osservazione per poter essere di aiuto nella crescita, nell’accezione latina del termine “Educare: Ex-ducere”…tirare fuori le potenzialità di ognuno. Altrimenti corriamo il rischio di diseducare e di formare bambini ed adolescenti alla tragica esperienza di non conoscere le proprie potenzialità che inespresse non potranno mai qualificarci come Educatori…impedendo alle nuove generazioni la possibilità di educarsi….magari semplicemente osservando i risultati segnati da una grafia dolcemente incerta sul proprio quaderno…

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