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Riina, prigioniero in libertà

Riina, prigioniero in libertà

13 ottobre 2011

di Emanuele Tanzilli -

Lo chiamano “Salvuccio”, ma per tutti è “Riina junior”, il terzogenito del capo di tutti i capi. E da qualche giorno è di nuovo libero. Giuseppe Salvatore Riina, 34 anni, ha lasciato il carcere di Voghera lo scorso primo ottobre, in gran segreto, lontano da videocamere e microfoni. Ma la scarcerazione del figlio del boss corleonese non poteva di certo passare inosservata, e così i commenti sono giunti puntuali e numerosi.

Quel che è sicuro, a sentire le parole dell’avvocato Luca Cianferoni, è che Salvatore nella sua Corleone, nella sua Sicilia, non metterà più piede. Sarebbe un personaggio troppo ingombrante, troppo scomodo. Sarebbe troppo pericoloso. Ed allora il Tribunale di Pavia l’ha obbligato a prendere residenza a Padova, dove potrà adempiere ai suoi propositi di una nuova esistenza: un nuovo lavoro, da impiegato, presso la Onlus “Noi Famiglie contro l’Emarginazione e la Droga”, e gli studi economici presso l’Università di Padova. Propositi di cambiamento, come spesso càpita di ascoltare, in attesa di essere suffragati dai fatti.

Ma non sarà facile. L’eredità che Salvatore ha sulle spalle è estremamente pesante: nove anni di detenzione per reati mafiosi, scontati, a partire dall’arresto avvenuto il 5 giugno 2002, in varie carceri italiane.

Il suo cognome non lo agevolerà di certo. Suo padre, il “boss dei boss” Totò Riina, è ancora sotto processo per le stragi di Capaci e di Via d’Amelio, in cui i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino furono assassinati. Assieme a Bernardo Provenzano, ha mantenuto la guida del Clan dei Corleonesi per oltre tre dècadi, dal 1974 al 2006. Parliamo della più potente ed influente cosca mafiosa della storia, responsabile di innumerevoli stragi e migliaia di vittime dagli anni ’50 ad oggi. Chiaro, dunque, come le prospettive per Salvatore, all’indomani della scarcerazione, siano tutt’altro che rosee. A Padova, che sarà la sua nuova città, non sono mancate le iniziative di protesta da parte della Lega, le manifestazioni, gli appelli contro un personaggio malvoluto per i suoi precedenti e per il suo nome.

Non sarà facile, e di certo occorreranno impegno, sacrificio e costanza nel tempo. D’altronde, quando si proviene da un ambiente profondamente contaminato, in questo caso dalla criminalità, rimanerne estranei è arduo, se non impossibile. Senza i giusti esempi, senza un’alternativa percorribile, nessuno è in grado di scegliere la propria strada. Se non è possibile disporre appieno del proprio libero arbitrio, alcune conseguenze diventano inevitabili. Ma ora, a Salvatore un’alternativa è stata fornita. Gli è stato fornito persino un lavoro, cosa che, di questi tempi, più che ad un’alternativa assomiglia ad un miracolo. Tocca a lui dimostrare la sincerità delle sue parole, tocca a lui il gravoso compito di liberarsi dei giudizi e dei pregiudizi, costruiti in parte su sue colpe e in parte sul nome che porta, come fosse un marchio impresso a pelle. Tocca a lui scegliere la strada giusta, diventare un figliol prodigo dei giorni nostri, che torna con gioia ed umiltà alla sua vera casa: la società civile. Ci riuscirà? Glielo auguriamo!

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