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Lino Toffolo: il folletto veneziano ha smesso di sognare

Lino Toffolo: il folletto veneziano ha smesso di sognare

18 maggio 2016

di Antimo Verde – Ci sono artisti che pur non riscontrando una costante popolarità di pubblico e di critica, lasciano comunque nel mondo dello spettacolo una traccia che rimane indelebile nel cuore dei telespettatori. Specie se tali personaggi hanno costruito la propria carriera con piccoli passi che toccano i più disparati ambiti dell’arte e dello spettacolo. Uno di questi è sicuramente Lino Toffolo, un artista poliedrico che con grande originalità e leggerezza, ha segnato, tra l’altro, negli anni settanta l’immaginario dei bambini con la celebre sigla “Johnny Bassotto”.

Lino Toffolo, se ne andato all’età di 81 anni, dopo che il suo cuore non ha più retto. Anche in virtù del suo accento veneto, che volutamente non nascondeva, malgrado il suo essere un attore di enorme talento ed esperienza, Toffolo era una grande maschera, sotto la quale c’erano una vita vera, un’arte autentica.

Lino muove i suoi primi passi come compositore creando la sigla di un programma radiofonico della sede Rai del Veneto nel quale recita, canta e scrive i testi. Approda poi nel mitico locale del Derby, con compagni e colleghi che faranno la storia dello spettacolo italiano, come Franco Nebbia, Enzo Jannacci, Bruno Lauzi, Cochi, Renato Pozzetto, Massimo Boldi. Ma è nel mondo del cinema che inizia a farsi conoscere al grande pubblico e a mostrare la sua vena surreale e stravagante, quasi sognante.

Debutta con Lina Lina Wertmüller, che lo definisce un “folletto benefico” e compare poi in ben 24 titoli, molti dei quali con la regia di Samperi e Festa Campanile. È accanto a grandi attori come Marcello Mastroianni in “Culastrisce nobile veneziano”, con Vittorio Gassman in “Brancaleone alle crociate” e con Adriano Celentano in “Yuppi du”. Anche se la vera popolarità arriva con la televisione e con i grandi programmi televisivi.

Come non ricordarlo in “Canzonissima” accanto ad Alighero Noschese oppure come interprete delle sigle di programmi abbinati alla Lotteria Italia. La goliardica “Pasta e fagioli” o la già citata “Johnny Bassotto”, canzone scritta assieme a Bruno Lauzi e Pippo Caruso, che diventa un tormentone.

Infatti, in seguito al successo riscosso da “Johnny Bassotto”, a Toffolo viene chiesto di pubblicizzare le confetture “Santa Rosa”, utilizzando la sigla come jingle e modificando l’incipit “Chi ha rubato la marmellata?” in “Chi ha rubato la confettura?”.

Diventa così, l’idolo dei bambini che cantano la sua canzoncina per mesi e che ancora oggi, per quei bambini, il suo ricordo è dolce come quella confettura. Non solo porta in scena porta in scena a teatro un collage di testi di Goldoni, e commedia come “Sior Toni Bellagrazia” e “La moscheta”, ma diventa anche uno dei protagonisti della televisione commerciale.

E’ prima nel cast di “Risatissima”, un grande spettacolo di Canale 5, poi di “Un fantastico tragico venerdì”, condotto dall’attore Paolo Villaggio e da molti altri attori e volti noti dell’emittente televisiva Rete 4. Si reinventa anche conduttore dei quiz di Canale 5 “Tuttinfamiglia” per svariate edizioni, poi accanto all’attore Gino Rivieccio, del gioco a quiz “Casa mia”, sempre nella fascia oraria del mattino. La sua attività artistica non si ferma con l’avanzare dell’età.

Anzi, riesce a trovare e interpretare ruoli con i quali esprimer tutta la sua sensibilità e bravura. Appare nelle due serie “Dio vede e provvede” e nelle fiction con Lino Banfi “Scusate il disturbo” e “Tutti i padri di Maria”, fino alla fiction con Gigi Proietti “L’ultimo papa re” nel ruolo del «perpetuo» Serafino.

Senza mai accontentarsi, anche se affermava che tutto quello che succedeva era dovuto al caso si cimenta poi, anche nella regia del film “Nuvole di vetro”. Pellicola non solo da lui diretta, ma anche scritta ed interpretata, i cui dialoghi sono interamente in lingua veneta, riscuotendo i consensi di buona parte della critica.

Attraverso la sua dirompente comicità, spesso in lingua veneziana, sempre con garbo e senza scadere nella volgarità, ha messo a nudo vizi e virtù della Serenissima, anche se, come racconta all’inizio della sua autobiografia: «Avrei voluto nascere a Betlemme, ma l’idea era già stata ampiamente sfruttata, cosicché ebbi i natali in una amena isola della laguna di Venezia – Murano – che in tal modo ebbe un motivo in più per essere famosa nel mondo» . E così è stato!

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