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Autolesionismo e Cyberbullismo: sempre più in aumento

Autolesionismo e Cyberbullismo: sempre più in aumento

8 maggio 2017

di Antimo Verde – L’adolescenza è da sempre il periodo di vita più difficile e complicato da vivere e da gestire, non solo per chi si trova in quel delicato momento di crescita personale, ma soprattutto per chi è a contatto con coloro che si trovano in questa complessa fase di vita, come genitori, insegnati ed educatori. Se gli adolescenti di oggi possono risultare certamente più intelligenti, veloci e integrati socialmente, soprattutto grazie alle nuove tecnologie che permettono loro di interagire con chiunque e in qualunque momento, allo stesso tempo però, evidenziano solitudine e sofferenza che spesse volte sfociano in atteggiamenti insani e violenti come quelli dell’autolesionismo e del cyberbullismo, che sono sempre più in aumento negli ultimi anni.

Secondo una recente ricerca, in un mondo sempre più eterogeneo, la costruzione dell’identità da parte degli adolescenti, a partire dai loro bisogni di base e dalle speranze di cambiamento che hanno nella loro crescita, è oltremodo problematica.

Non solo per gli adolescenti nostrani, che sempre più spesso non hanno punti di riferimento, come adulti con cui confidarsi, confrontarsi, persino combattere, e dall’incapacità concreta di affrontare delusioni e sconfitte quotidiane, ma anche per i giovani migranti di seconda generazione, con la fatica di gestire una multipla identità e di trovare spazi adeguati di integrazione cittadina.

Questo disagio sociale sta portando ad un aumento sensibile dei casi di autolesionismo tra i giovani a partire dai 13-14 anni, oltre che di tentativi di suicidio. Parliamo di ferite che vanno dalla scarnificazione ai tagli. Addirittura si segnalano casi in cui alcuni ragazzi chiedono consigli ai loro tatuatori su come fare queste operazioni. Ovviamente con l’intento e il bisogno di far sentire la loro presenza e il loro disagio.

Mentre un’altra parte, invece, reagisce in maniera opposta, come generazione narcisistica, dando sfogo immediato ad ogni richiesta e bisogno, più o meno superficiale ed estremizzando la cura del corpo. La ricerca della propria identità, soprattutto nei social-media, accompagnata da un senso di frustrazione e di disagio, può sfociare poi nel cyberbullismo, che può portare a conseguenze tragiche.

Infatti, tra le vittime sistematiche delle prevaricazioni digitali, a volte anche quotidiane, il 59% ha pensato almeno una volta al suicidio nel momento di sofferenza maggiore. La continua violenza e i comportamenti offensivi in rete possono generare un tale dolore tra i giovani coinvolti che più della metà di loro, il 52%, confessa di provocarsi del male fisico intenzionalmente. Gli atti di autolesionismo avrebbero la funzione di alleviare, per quei pochi secondi, il disagio psicologico che sentono questi adolescenti.

La tristezza è infatti una componente fissa della loro giornata. Se è l’82% a dire di sentirsi frequentemente triste e depresso, circa il 71% esplode in frequenti crisi di pianto. Ci si sfoga, purtroppo, anche attraverso abitudini alimentari sbagliate. Quasi la metà delle vittime di cyberbullismo, il 49%, ammette di aver ridotto drasticamente il cibo, anche perché spesso vengono prese in giro per via dell’aspetto estetico che non corrisponde ai canoni della massa.

All’inverso, quasi il 60% si tuffa in abbuffate talmente eccessive da indurre malessere che servono per colmare un vuoto emotivo. Oramai, i media digitali sono parte della vita quotidiana e le differenze tra mondo reale e virtuale sono ai giovani ben chiare, diversamente gli adulti, che invece, li temono come fossero un mondo a parte.

Pertanto, secondo Marco Scarcelli, docente di Antropologia e digital media per il corso di laurea magistrale in web Marketing di Iusve, durante un convegno a riguardo nella sede dell’Università salesiana della Gazzera, gli adulti dovrebbero cambiare, quindi, l’approccio al web, dove il cyberbullismo è molto comune, invece, come spesse volte di banalizzare casi gravi o ingrandire situazioni contenute.

Gli adulti, gli educatori e in particolare i genitori, dovrebbero, dunque, modificare tale atteggiamento per evitare di allontanare gli adolescenti e comprendere che i giovani hanno problematiche diverse da un tempo e solo una lettura non semplificata delle loro incertezze e sofferenze può funzionare e far capire cosa realmente gli succede.

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