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Doppia pasquetta: l’Angelo annuncia la liberazione

Doppia pasquetta: l’Angelo annuncia la liberazione

24 aprile 2011

di Sara Capitanio -

Lunedì in albis, la tradizionale pasquetta italiana e il 25 aprile, data della liberazione del nostro paese dall’oppressione fasci-nazista. Due feste in una, il sacro e il profano che si incontrano.

 

Una, quella cristiana, che celebra l’incontro dell’angelo con le donne giunte al sepolcro e l’annuncio della Resurrezione:  “So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui! È risorto come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto” (Mt 28,5-6).

 

E la seconda, il giorno della resistenza, del risveglio della coscienza italiana dopo un lungo ventennio di dittatura fascista. Il giorno del sangue partigiano versato per la liberazione.

 

Gli italiani festeggeranno al mare o in montagna tra pic-nic e giochi, sperando in un tempo benevolo e un caldo sole primaverile.

 

È la giornata della gita fuori porta, della tradizionale scampagnata (tradizione che potrebbe essere ricondotta alla volontà di ricordare l’episodio dei discepoli diretti ad Emmaus, nello stesso giorno della Resurrezione), un occasione per stare con amici e parenti e per staccare la spina dal lavoro e dalla routine quotidiana tra grigliate, pasticci al forno e dolciumi regionali.

Una festa ormai più popolare che sacra.

 

Quest’anno, però, dobbiamo ricordarci che è anche il 25 aprile. E cosi il dolce trascorrere la giornata nel locus amoenus scelto non dovrà oscurare la festa civica, non dovrà eclissare quella festività che serve a ricordare a noi italiani tutti che le libertà di cui oggi godiamo e quella meravigliosa carta garante di quelle libertà, la carta costituzionale (che molti attentano senza averne alcun rispetto) le dobbiamo a giovani uomini che hanno immolato la loro la vita: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione” (Piero Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza).

 

 

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