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Aumenta la dipendenza dal gioco d’azzardo

Aumenta la dipendenza dal gioco d’azzardo

29 ottobre 2015

di Antimo Verde – In occasione del seminario svoltosi all’Università La Sapienza di Romdel, in cui si è discusso di “Ludopatie e Gap nell’era di internet”, si è avuto modo di riflettere e capire, in maniera più specifica e dettagliata, il fenomeno del gioco d’azzardo in Italia. Fenomeno che sembra non conoscere crisi e che sta facendo letteralmente impazzire milioni giocatori, molti dei quali manifestano, appunto, una reale patologia. Infatti, secondo il dati del Ministero della Sanità, i giocatori d’azzardo problematici sono tra l’1,5% e il 3,8% della popolazione, a cui si aggiunge un altro 2,2 per cento di giocatori d’azzardo patologici.

Dunque, in sintesi, almeno 900 mila persone sono affette da una patologia che, per gli esperti, è errato chiamare “ludopatia”, poiché il piacere del gioco manca del tutto in chi ne soffre. Inoltre, persone che giocando 84,5 miliardi di euro, hanno permesso allo Stato di incassare dal gioco legale almeno 8 miliardi di euro, mentre le mafie hanno ricevuto da quello illegale non meno di 23 miliardi di euro.

Un fenomeno dilagante, che sembra non avere eguali nel mondo. Infatti, solo in Italia si stampano un quinto dei gratta e vinci di tutto il mondo, ed si ha il record di apparati elettronici da gioco, circa 416mila, a cui si aggiungono 50mila video lottery. A tutto ciò si aggiunge il complesso mondo delle scommesse e dei giochi d’azzardo illegali, che offre alle varie criminalità organizzate colossali possibilità di riciclaggio di denaro e che continua ad aumentare.

Infatti, se nel 2014 su 55.544 spazi di gioco d’azzardo su Internet sono state effettuate circa 49mila segnalazioni ai Monopoli, nei primi quattro mesi del 2015 su 2.227 siti monitorati ne sono stati segnalati ben 2.210, poiché non conformi alle norme. Ma la diffida della Polizia Postale ai Monopoli per far adeguare il provider, che se non si mette in regola entro 30 giorni rischia la chiusura del sito, non può molto in mancanza di una legislazione unitaria a livello internazionale, visto che l’oscuramento e le sanzioni amministrative sono molto lente quando occorre attivare rogatorie e procedure internazionali.

Ma quello che preoccupa è quando il gioco d’azzardo da semplice passatempo diventa una vera dipendenza, che si configura come un disturbo psicopatologico manifestandosi in un impulso irrefrenabile al gioco e con manifestazioni molto simili a quelle che si evidenziano nella dipendenza da sostanze stupefacenti.

Gli psicologi hanno spiegato che l’insorgere della dipendenza è segnalata da un persistente bisogno di giocare, con un progressivo aumento del tempo e del denaro, anche al di sopra delle proprie possibilità economiche, con l’abbandono dei propri impegni quotidiani e la compromissione di tutti gli ambiti della propria vita. Inoltre, tali soggetti, giocano per alleviare stati di malessere, come sentimenti di impotenza, disistima, ansia, depressione, derivanti da problematiche personali o relazionali.

Un giocatore dipendente è una persona in cui l’impulso per il gioco è incontrollabile, un impulso che si accompagna da una forte tensione emotiva e una incapacità, parziale o totale, di pensiero riflessivo e logico. Il ricorso a ragionamenti apparentemente razionali ha la funzione, in parte, di lenire il senso di colpa e le angosce derivanti. Talvolta questa condizione della mente è favorita da un consumo di alcolici o di altre sostanze che, associato al gioco, alimenta la perdita di percezione della propria condotta e della realtà.

Ma l’ordine degli psicologi assicura che, come tutte le dipendenze, anche il gioco d’azzardo patologico è curabile. Con i gruppi terapeutici, la psicoterapia, l’uso di farmaci e l’inserimento in comunità terapeutiche, si può lavorare, infatti, sul fenomeno complesso della dipendenza.

Generalmente, la psicoterapia si concentra su uno o più di aspetti, quali aiutare il paziente a riconoscere il suo stato e a condividerlo con le persone a lui più vicine perché possano costituire una rete di protezione, a ricercare il senso della dipendenza all’interno della sua storia personale e familiare, ad affrontare gli aspetti della sua personalità che lo mettono maggiormente a rischio di ricaduta ed aiutarlo a sviluppare processi che contrastino la dipendenza. Una dipendenza che, se non controllata e risolta, rischia di distruggere non solo i soggetti dipendenti, ma intere famiglie.

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