Accogliamo la sfida!

Da Firenze con Francesco si rilancia la sfida educativa

Da Firenze con Francesco si rilancia la sfida educativa

10 novembre 2015

In presenza a Firenze apprendiamo con entusiasmo come, a cinque anni dagli orientamenti della CEI sull’educativo, la Chiesa italiana continua a cavalcare la sfida lanciata e chiede che il 5° Convegno Nazionale sia parte viva del piano decennale.

Nella prolusione di Cesare Nosiglia, presidente del comitato preparatorio del Convegno, il vescovo di Torino lancia ai partecipanti l’ennesima sfida: “l’emergenza educativa continua e anzi si aggrava e incide sulla mentalità e sul costume di vita non solo delle nuove generazioni, ma prima ancora degli educatori, della famiglia, della scuola e dei mass-media”.

Un’affermazione forte, che suona come una provocazione anche nei confronti della comunità educante cattolica che, a ben dire del relatore, insieme a famiglia e scuola, arretra sempre di più nella considerazione e nella stima.

Citando la traccia in preparazione al Convegno, si ribadisce la necessità di ripensare i percorsi pedagogici, come pure la proposta formativa rivolta ai giovani e agli adulti.

Il messaggio, dunque, è preciso e punta dritto alla comunità educante, agli educatori, laici, uomini e donne coinvolti nella formazione delle attuali generazioni.

La questione non è semplice e si gioca sulla dialettica delle cinque vie: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. L’attività educativa del mondo cattolico potrà tornare ad essere significativa nelle culture di riferimento solo se si riuscirà a coniugare questi verbi nel tempo presente, con uno sguardo al futuro.

L’educazione non riguarda solo la quarta via, ma in maniera trasversale le attraversa tutte e necessita di alleanze in terre di periferia. “Per un discepolo di Gesù – ha sottolineato Papa Francesco – nessun vicino può diventare lontano; anzi, non esistono lontani che siano troppo distanti, ma soltanto prossimi da raggiungere”.

L’invito è ad elaborare “patti di prossimità”, andando fuori dalle cantine parrocchiali, oltre l’azione della “conserva”, per evitare che quel poco che abbiamo vada a male e, soprattutto, che i centri commerciali delle nostre periferie siano saccheggiati e svuotati del bene di prima necessità più prezioso: la persona umana.

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