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A rischio la vita di 70 milioni di bambini sotto i 5 anni

A rischio la vita di 70 milioni di bambini sotto i 5 anni

29 giugno 2017

di Antimo Verde – Numeri che sembrano prospettare una vera e propria apocalisse quelli comunicati dall’ultimo rapporto annuale dell’Unicef dal titolo: «La Condizione dell’Infanzia nel Mondo 2016 – La giusta opportunità per ogni bambino». Secondo l’organizzazione, infatti, entro il 2030 saranno quasi 70 milioni di bambini a morire, prima di arrivare a compiere i 5 anni, se non ci saranno progressi nella riduzione della mortalità dei bambini. Inoltre, altri 167 milioni vivranno in povertà, 750 milioni di donne saranno sposate da bambine e più di 60 milioni non avranno istruzione. Pertanto, investire nella salute e nella sopravvivenza dei bambini e delle comunità più svantaggiate ha una priorità assoluta.

Secondo i risultati delle ultime ricerche, infatti, per ogni milione di dollari speso vengono salvate quasi il doppio delle vite rispetto ad un uguale investimento in favore di gruppi meno deboli. Nei paesi in cui si verifica circa l’80% delle morti di neonati e di bambini sotto i 5 anni, difatti, il miglioramento della copertura degli interventi salvavita, tra i gruppi più poveri, ha contribuito a far diminuire la mortalità infantile ad una velocità circa 3 volte superiore rispetto a quanto accade tra i gruppi non poveri.

In un momento in cui ogni singola moneta è importante, investire nella salute dei bambini significa investire nel futuro, poiché, un bambino in salute ha migliori possibilità di istruzione e di costruirsi una vita. Questi dati vengono lanciati in un momento delicato, in cui i Governi di tutto il mondo proseguono il proprio lavoro per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, tra i quali è compreso anche l’obiettivo di porre fine a tutte le morti infantili tra i neonati e i bambini sotto i 5 anni entro il 2030.

Anche se, in realtà, nel complesso è stato mancato l’obiettivo della riduzione di due terzi della mortalità infantile, il rapporto documenta che in 24 Paesi del mondo, con un medio e basso reddito, è stato raggiunto. Paesi come l’Etiopia, la Liberia, Malawi e Niger, in cui la mortalità infantile è scesa di oltre due terzi.

Inoltre, è stato stabilito che i bambini sotto i 5 anni che perdono la vita ogni anno per cause come polmonite, diarrea, malaria, sepsi, pertosse, tetano, meningite, morbillo e Aids, è diminuito a 2,5 milioni. Il calo di circa il 70% dei decessi sotto i 5 anni nel mondo, dall’inizio del millennio a oggi, può essere ricondotto, sicuramente, alla prevenzione e al trattamento delle malattie infettive. Lo studio, continua evidenziando che in paesi come l’Afghanistan, Bangladesh e Malawi, che hanno alti tassi di mortalità sotto i 5 anni, le politiche focalizzate sui più poveri hanno fatto la reale differenza.

Infatti, i programmi per le vaccinazioni hanno portato a una diminuzione di circa l’80% dei decessi per morbillo, prevenendo, tra l’altro, quella di circa 1,7 milioni di piccoli. Il rapporto fa notare c’è ancora tanto lavoro da fare, anche perché i bambini più poveri hanno il doppio delle probabilità, rispetto a quelli più ricchi, di non arrivare al loro quinto compleanno e di soffrire di malnutrizione.

Se, poi, si raffrontano realtà e situazioni completamente differenti tra loro, si può constatare, infatti, che un bambino nato in Sierra Leone ha la probabilità di morire prima dei 5 anni, 30 volte maggiore, rispetto a chi nasce in Inghilterra. Inoltre, i figli di madri non istruite hanno circa tre probabilità in più di morire prima del quinto anno di vita rispetto a un bambino nato, invece, da una madre con un livello di istruzione secondaria.

Si consegue che la stragrande maggioranza dei decessi infantili si potrebbe prevenire con interventi a basso costo e facilmente erogabili. Difatti, come riporta il rapporto, sei pacchetti di investimenti principali per 74 paesi a mortalità elevata, costerebbero circa 30 miliardi di dollari in spese annuali aggiuntive, che coprirebbero la salute materna e neonatale, vaccinazioni, pianificazione familiare, Aids e malaria.

Questi investimenti, nei prossimi vent’anni, salverebbero la vita di 147 milioni di bambini, eviterebbero 32 milioni di bambini nati morti e 5 milioni di decessi materni. Dunque, puntare sulle nuove generazioni più svantaggiate, darebbe benefici sia nell’immediato che a lungo termine. Perciò, investire massicciamente nella salute e nella sopravvivenza dei bambini, potrebbe concretamente ridurre le disuguaglianze e porre fine alla povertà.

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